Cinema

Birdman, un film che ci spiega come tutti vorremmo essere famosi e stimati

“Birdman”, un film di Alejandro González Iñárritu girato nel 2014, è una riflessione introspettiva sull' "ego" di ognuno di noi.

Qual è la differenza tra una celebrità e un artista? Se avessimo il potere di cambiare la nostra realtà con uno schiocco di dita, chi sceglieremmo di essere?

Quanto conta essere famosi se non si ha la consapevolezza di chi si è davvero? Quanto conta essere considerato un mito se basta poco a far crollare ogni apparenza e a ribaltare completamente la visione delle cose? Cosa accade quando comprendiamo di non avere un’idea precisa di chi siamo, se non fosse per l’immagine che il mondo ha di noi?

“Birdman”, un film di Alejandro González Iñárritu girato nel 2014, è probabilmente una riflessione riguardo tali questioni. Con una ripresa continua e quasi ininterrotta delle scene, il regista costruisce un teatro di sequenze, un lungo viaggio all’interno della psicologia del personaggio principale, fino a confondere le parti, le sensazioni, le verità. Il protagonista è Riggan Thomson, l’interprete che un tempo vestiva i panni del supereroe Birdman e che, dopo anni, ancora affascina le grandi masse.

Sin da subito appare chiaro quanto Riggan sia un egocentrico, un uomo pieno di sé, insensibile nei confronti delle questioni altrui, e convinto di essere un artista di teatro scegliendo di interpretare un’opera recente. La sua è un’impresa, più che artistica, psicologica: infatti, la cosa che gli interessa più di tutto, anche più dei sentimenti, è dimostrare a tutti – ai suoi fan, ai suoi colleghi e ai suoi familiari – che dietro Birdman si nasconde un grande attore che non ha bisogno di mettersi un costume da uccello per rivelare a tutti la sua grandiosità.

L’atto di separarsi delle ali di eroe diventa fondamentale per la comprensione di chi si celi davvero dietro la maschera. Frutto di questo gesto sarà la consapevolezza del suo vero sé: completamente inesistente e ossessionato dal passato che lo lega a quel mito.

L’ossessione e la paura di non essere ammirato diventano lucida follia che trasforma la realtà in fantasia, permettendogli di solcare i cieli con le ali da uccello. È proprio in questo incrocio tra realismo e surrealismo che emerge la dimensione psicologica. La voce interiore di Birdman tormenta il protagonista e lo invita a riflettere sulla verità: senza di lui Riggan Thomson non esiste, non è nessuno.

L’incapacità di rinunciare alla fama, al successo, al proprio egocentrismo diventa sintomo di cecità, l’illusione di aver compreso le priorità della vita cela dall’altra parte la reale incapacità di esistere come individuo. Diventa un atto irresistibile quello di costruire di sé un’immagine che non corrisponda alla verità, solo per essere accettati, solo per riuscire a occupare un posto nel mondo.

“L’imprevedibile virtù dell’ignoranza” – che ha reso Riggan incapace di distinguere l’arte dalla celebrità – è la qualità di chi ha la presunzione di creare opere sulla base di idee per niente nobili, ignorando l’arte e distruggendo la propria essenza, fino ad arrendersi all’indifferenza, alla bassezza, alla superficialità. L’incosciente e cieca ignoranza pone un velo davanti agli occhi, sottile e invisibile, completo occultamento della nostra essenza.

Tutti vorrebbero essere Birdman. Tutti vorrebbero essere ricordati come qualcuno di importante. Ognuno di noi vorrebbe essere stimato. Ma alcuni vorrebbero essere amati non soltanto per quello che sono: anche per quello che non sono. Per non essere così destinati all’oblio, all’anonimia, si cerca il confronto, si cerca il piedistallo, il palcoscenico. È la profonda insicurezza di chi ha paura del rifiuto, del tempo e del dolore; di chi non sa affrontare con coraggio i propri limiti; di chi non sa che essere significa esistere sia ugualmente sia diversamente dall’altro; di chi finge di amare ciò che non ama, di odiare ciò che non odia, di credere in ciò in cui non crede. Tutti dovrebbero invece vivere con l’orgoglio di essere chi si è, di assecondare se stessi.

 

«E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla terra
».

(Raymond Carver)

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Lucia Soscia

Cresciuta in una piccola realtà tra le colline, gli oliveti e il mare, Lucia si laurea in Lingue nella città più bella del mondo, Napoli. Studia grafica e traduzione letteraria, scrive da sempre poesie, articoli e racconti, ed è amante dell'Arte e della sua storia. Con gli occhi sempre rivolti verso il cielo, è appassionata di sogni e costellazioni, ma vive per conoscere il mondo e l'altro(ve).

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