Cultura

Come affrontare il colloquio con lo psicologo nei concorsi per le forze armate

Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito: in tutti questi concorsi ci sono prove psicologiche e psico-attitudinali. Alcuni consigli che possono fondamentali per non essere esclusi a causa di queste prove.

Entrare nelle forze armate è il sogno di molti ragazzi italiani. Ma nel corso degli ultimi decenni lo sforzo per entrarvi è divenuto sempre maggiore, a causa dell’aumento sempre imponente di aspiranti. Ci sono poi delle prove che rappresentano una vera e propria spada di Damocle dei candidati, prima fra tutte il colloquio con lo psicologo.

State sostenendo un concorso e non sapete come affrontare il colloquio con lo psicologo? Proveremo a darvi delle risposte.

Una delle difficoltà maggiori per molti ragazzi che affrontano concorsi nella Polizia di Stato, nei Carabinieri, nella Guardia di Finanza, nell’Esercito e gli altri corpi militari, è quella di cimentarsi con una prova difficilmente “preparabile”. Cosa significa? Vi domanderete. Significa che il colloquio con lo psicologo non lo si può preparare attraverso un buon libro di test di logica (quello semmai può servire per i testi psico-attitudinali), oppure sui libri di diritto per chi affronta concorsi dove il tema è incentrato sugli argomenti giuridici, come nel concorso da ispettore di polizia o da commissario. Non ci si può allenare come nel caso del tema di cultura generale, così come non si può risolvere la pratica attraverso i duri allenamenti per le prove fisiche. Ciò che accomuna tutte le altre prove di un concorso nelle forze armate, ma potremmo dire di un concorso in generale, è che attraverso l’impegno e il sacrificio si ha un buona probabilità di superarle.

Domanda: allora non è necessario l’impegno e il sacrificio per il colloquio con lo psicologo?

Tutt’altro. È evidente che un giovane che si è molto preparato a livello di studio e di fisico per superare tutte le altre prove del concorso parte già con un discreto vantaggio davanti allo psicologo. Ma la cosa importante da capire è un’altra: tutto l’impegno posto in essere al di fuori del colloquio può non bastare per essere “idonei”.

Ma allora come bisogna prepararsi anche per il colloquio con lo psicologo?

Una volta che si ha la consapevolezza che questi colloqui vanno preparati e che, nondimeno, il tipo di preparazione è diversa rispetto al resto delle prove, occorre dei passi importanti che vadano nella giusta direzione. Sono infatti tantissimi i ragazzi che dopo anni di sacrificio a preparare i concorsi, vengono scartati proprio dove si sentono impotenti, dove non hanno “potuto fare niente”, ovvero dinanzi allo psicologo. Per questo è importante comprendere qual è la chiave per affrontare al meglio questa prova. In tal senso, da psicoterapeuta, ho preparato una scaletta di suggerimenti che possono rivelarsi molto utili per un colloquio dinanzi al professionista del colloquio psicologico o anche psico-attitudinale. La differenza tra questi ultimi è che nel primo si valuta la personalità generale del candidato, mentre nel secondo si valuta la sua attitudine al ruolo.

ECCO UNA LISTA DI CONSIGLI FONDAMENTALI PER IL COLLOQUIO CON LO PSICOLOGO:

Non esiste una risposta migliore di un’altra, la sincerità premia.  Evitate di immaginare quale sia la risposta migliore o la cosa migliore da dire. Essere totalmente sinceri resta in assoluto la strategia migliore per superare una valutazione psicologica. Molti test sono strutturati proprio per evidenziare i tentativi di gestione o manipolazione. Rinunciate definitivamente all’idea della risposta “giusta”. I colloqui psicologici non servono a capire se siete “normali”, ma se avete il profilo psicologico adatto per i compiti richiesti, che possono essere ovviamente molto diversi. Il profilo psicologico di un tiratore scelto sarà evidentemente diverso da quello di un creativo pubblicitario.

Siate fiduciosi e liberatevi dall’ansia. Siate fiduciosi che comunque vada sarà un successo. Spesso non essere presi può rivelarsi, con il tempo, una fortuna. Una simile considerazione vi evita l’ansia da prestazione e vi rende sicuramente più sereni. Uno stato d’animo rilassato al momento di
una valutazione è sicuramente più vantaggioso. Spesso queste prove giungono alla fine di prove e giornate molto stressanti: sarà importante quindi essere in grado di reggere lo stress e mantenere un buon livello di serenità nonostante la stanchezza, che molto spesso travolge i candidati è li conduce a commettere errori che si rivelano cruciali. Non provate ad essere simpatici: chi cerca a tutti i costi di piacere forse intimamente non si piace troppo. Ed anche chi si vanta probabilmente compensa una scarsa autostima. Quindi naturali e presenti a voi stessi.

Studiate le forze armate in cui volete entrare. Una buona strategia è approfondire bene lo scopo, l’organizzazione e la storia del gruppo di cui si vuole fare parte. Prendete un po’ di tempo su internet per capire bene dove volete andare. Soprattutto qual è la loro cosiddetta mission. E chiedetevi sinceramente se può essere anche la vostra per tutta la vita. Rendetevi conto delle vostre emozioni immaginando di svolgere quel compito, di avere quel ruolo. E cercate, quanto più è possibile, di confrontarlo con la realtà, magari provando ad avere un contatto con chi già sta dentro. Tutto questo vi renderà molto più incisivi quando vi si chiederà “perché” volete entrare proprio lì.

Coltivate il vostro vero sogno. Il desiderio ardente di entrare proprio in quella forza armata, in quell’ente o in quella azienda specifica costituisce l’evidenza che la vostra motivazione è alta. Poche cose sono più importanti per chi vi esamina. Sul resto si può lavorare. Non c’è nulla di peggio di chi prova ad entrare un po’ ovunque, basta che gli danno lo stipendio. “Qualsiasi cosa” è la migliore garanzia per restare disoccupati, meglio ricordarlo. Investite le vostre energie per esplorare cosa davvero sognate di fare. Non avete idea di quanto sia decisivo per trovare lavoro.

Non dite bugie, assolutamente. Non mentite. Mai. Soprattutto se vi viene fatta una domanda diretta e specifica. Non millantate mai competenze o esperienze che non ci sono. E attenti a dichiarare il livello raggiunto. Se scrivete in un curriculum che conoscete una lingua vi si potrebbe chiedere di proseguire il colloquio in quella lingua. Se dichiarate di saper usare un software è meglio che lo sappiate fare davvero. Un incidente simile in genere mette fine al colloquio.

Non perdete mai la calma. Un colloquio può mettersi male in qualunque momento: all’inizio, alla fine o nel mezzo. A prescindere dalle domande che vi vengano poste è importante mantenere sempre la calma. Se durante il colloquio psico-attitudinale, ad esempio, vi viene detto che i test sono andati malissimo, voi non perdete fiducia e speranza: è importante essere in grado di reagire positivamente alle difficoltà.

Non sottovalutate questa prova. Alla luce di quanto detto è quasi una considerazione scontata, ma giova ribadirlo: le prove psicologiche e psico-attitudinali sono fondamentali e pertanto bisogna prepararle nel giusto modo. Non abbiate remore a chiedere consigli ad un esperto professionista: potrebbe essere la consulenza più importante della vostra vita, alla pari di un buon corso di preparazione per le preselettive, per il tema o per le prove orali.

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Vincenzo Andreoli

Medico chirurgo, psicoterapeuta. Master in coaching. Docente di psicoterapia, counseling e comunicazione. Pratica ed insegna la meditazione. Promotore in Italia della Teoria Integrale di Ken Wilber e curatore del sito www.psicologiaintegrale.it

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