Cultura

Da dove proviene e cosa significa la parola ‘Scugnizzo’: l’origine che non ti aspetti

Il dialetto napoletano conserva ancora una notevole vivacità. Il termine scugnizzo, ad oggi, viene riconosciuto come uno dei simboli della napoletanità insieme al termine "cazzimma".

Il napoletano è uno dei dialetti presenti in Italia con il maggiore grado di vitalità. Non solo: parole come “Scugnizzo”, oltre ad essere utilizzate nel linguaggio corrente, rappresentano un vero e proprio bigliettino da visita della napoletanità. Ma che cosa significa scugnizzo? Qual è l’origine di questa parola? Cerchiamo di rispondere a questi interrogativi.

Il dialetto napoletano si è formato ed evoluto nel corso dei secoli, con influenze che ne hanno determinato specificità e caratteristiche ben precise. Greco, latino, francese, spagnolo e italiano: da tutte queste lingue il napoletano ha saputo mutuare vocaboli, accenti e modi di dire, pur mantenendo sempre una propria identità. Lo scugnizzo non è un termine molto antico, se si considerano tutti i secoli in cui il napoletano è stato utilizzato: si è diffuso soltanto intorno all’Ottocento, quando il lessico napoletano continua a mantenere forte la propria vitalità, pur accogliendo e adattandosi a forme provenienti dall’esterno.

Che cosa significa scugnizzo? Inizialmente, nel 1800, la parola scugnizzo stava a significare “piccolo delinquente”. Il suo significato era quindi tendenzialmente negativo e stava ad indicare, molto probabilmente, i ragazzini che sin dall’adolescenza si rendevano protagonisti di piccoli furti o gesti poco graditi ai più grandi. Ma nel corso degli anni il termine scugnizzo ha subito una evoluzione, che ne ha fatto prevalere un’accezione originale e positiva: da “piccolo delinquente” a “ragazzo vivace” (De Blasi, 2006). Oggi il termine scugnizzo rappresenta uno dei simboli della napoletanità, molto spesso in tandem col termine “cazzimma” (che potrebbe tradursi in furbizia applicata ad uno scopo), utilizzato di frequente per indicare i giovani ragazzini dei quartieri storici di Napoli quali “piccoli scugnizzi”, nell’accezione simpatica e positiva del termine. L’appellativo scugnizzo a Napoli viene quindi utilizzato per indicare un modo di essere e di vivere di molti ragazzini, in riferimento alla loro particolare spigliatezza e vivacità, nonché anche alla notevole destrezza colloquiale.

Da dove viene il termine scugnizzo? Abbiamo detto che il dialetto napoletano è stato caratterizzato, nel corso dei secoli, da una notevole porosità. L’origine di questo termine, a differenza di quanto si possa pensare, non è né latina, né francese e né spagnola: in tutta probabilità, come afferma De Blasi in Storia linguistica di Napoli “sembra possibile che scugnizzo nasconda un legame con la parola piemontese “gugnìn”, che ha proprio il significato di ‘ragazzino di strada, monello'”. Il termine, secondo De Blasi, veniva utilizzato dai Piemontesi nel corso dell’Ottocento per definire i ragazzini vivaci del centro storico di Napoli, per poi essere ripreso dagli stessi napoletani con qualche deformazione che ha condotto alla formulazione di scugnizzo.

Lo scugnizzo nell’arte. La parola ha ispirato l’operetta futurista “Scugnizza” di Mario Pasquale Costa sui costumi della napoletanità. Nella musica e nel teatro la parola è poi entrata di diritto con l’opera “C’era una volta…scugnizzi”, il musical scritto da Claudio Mattone.

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Salvatore Di Rienzo

Classe 1986, ha diverse esperienze da portavoce e addetto stampa, oltre che con vari siti di informazione. Ama il calcio, la cucina, i viaggi e la sua metà. Da ragazzino era innamorato della politica. Oggi odia i patetici e i luoghi comuni. E' il Direttore di Herald Italia

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