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De Laurentiis e l’acquisto dello stadio San Paolo che non vale “un euro”

La battuta del presidente ADL, che si è detto disposto a comprare il San Paolo ad "un euro", apre un nuovo fronte sulla questione stadio. L'esempio di Sala a Milano per lo Stadio San Siro dice cose diverse.

“A capa mia nun’è bona perchè nun riesc’a capì”: è la frase che prendiamo in prestito da Tonino Cardamone giovane in pensione, alias Paolo Caiazzo, ed è anche la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho ascoltato alcune dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis. Il riferimento, chiaramente, è alla mia di testa che stenta a comprendere il significato, ma soprattutto “l’opportunità” di alcune dichiarazioni del presidente del Napoli.

Il San Paolo durante le Universiadi

De Laurentiis e lo stadio San Paolo

Nonostante il fatto che “nessuno legge più I giornali” (un’uscita che poteva tranquillamente risparmiarsi), ho deciso di esprimere “comunque” (e menomale)  il mio parere sulle sue dichiarazioni, parlando della questione stadio e partendo dalla convenzione firmata proprio da ADL con il Comune di Napoli per l’utilizzo dello stadio San Paolo, sacrosanta e che si attendeva da tempo, che credevamo avesse dato un minimo di armonizzazione – quanto meno dialettica – tra le parti. Come se nulla fosse accaduto, invece, De Laurentiis ha spiegato di essere disposto ad acquistare il San Paolo per la cifra simbolica di un euro: un’affermazione da “finanza creativa”, visto che nessun amministratore pubblico può regalare un bene di proprietà della comunità creando di fatto un danno erariale per le casse dello Stato. L’esempio concreto, in questo caso, è quello del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, che quando ha offerto San Siro ad Inter e Milan ha valutato il bene per circa 80 milioni di euro e non già ad “un euro”.

Il nuovo Stadio San Paolo

Lo Stadio San Paolo, tra valore e ristrutturazione

Grazie alle Universiadi il San Paolo di oggi è uno stadio quanto meno dignitoso, che può ospitare le gare di champions senza fare figuracce con gli sceicchi e con gli altri proprietari di squadre europee, con stadi di nuova generazione che creano introiti notevoli nelle casse delle proprie società. Come abbiamo visto nel corso di questi anni, a parte i tira e molla con l’amministrazione comunale, ADL non ha mai voluto veramente programmare un investimento sullo stadio, come hanno fatto o stanno facendo buona parte delle società di serie A. Bene o male che abbia fatto, si tratta di una scelta della quale bisogna prendere atto: non è stata mai vera intenzione di De Laurentiis costruire un nuovo stadio o acquisire quello esistente e di proprietà del comune. Prova ne è l’ennesima provocazione del “San Paolo ad un euro”, che avrà di sicuro provocato le ire di De Magistris e company: se San Siro vale ottanta milioni, il San Paolo ristrutturato ne varrà quanto meno 30 o 40. Giusto così ad occhio. Ma di una cosa possiamo stare certi: nella politica aziendale di De Laurentiis non c’è spazio per lo stadio. Fin quando sarà lui il presidente del Napoli possiamo stare certi che non verrà speso un euro in tal senso. Questo lo hanno capito ormai un po’ tutti e non è necessariamente una colpa. Certo è che alla luce di qualche battuta di troppo,nondimeno, verrebbe da dire al caro presidente: certe volte “il silenzio e d’oro”.

 

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Pasquale Pollio

Meridionalista convinto, al punto di costituire nel 2007 con l'amico Fiore Marro l'associazione culturale “Comitati delle Due Sicilie", con la quale ha promosso numerose iniziative storico culturali, promuovendo tra le altre cose la Nazionale di calcio delle Due Sicilie. Appassionato di giornalismo, pubblica nel 2014 il suo primo libro “Sud…diti da Mezzogiorno d'Italia a Mezzogiorno d'Europa". Collabora con la testata online socialfootballtv.com diretta da Michele Plastino.

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