Diritti

Decreto Fiscale 2020, dalla rottamazione alla lotta all’evasione fiscale

Vi spieghiamo il contenuto del Decreto Fiscale 2020: pochi incentivi e strette su tutti i fronti. Spazio a sanzioni e penali. Ecco cosa prevede.

Sabato 26 Ottobre 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DL 124/2019, meglio conosciuto come Decreto Fiscale collegato fiscale alle Legge di Bilancio. Il lavoro fatto dal governo Conte Bis si concentra in tutto sulla lotta all’evasione e, almeno in questa versione, non c’è alcun intervento incentivante per le imprese ed i lavoratori.

In questo intervento offriremo una panoramica generale sulle principali disposizioni introdotte con il decreto legge in trattazione.

Il primo pool di articoli del DL (dal n°1 al n°23) riformula diverse previsioni legislative dal punto di vista fiscale ed in particolare assume le sembianze di un “paradigma contro gli evasori”.

 

Divieto di compensazione del debito accollato

Viene sancita l’impossibilità di compensare i debiti accollati con crediti erariali dell’accollante. In sintesi, se l’impresa X si accolla i debiti fiscali dell’Impresa Y, dovrà obbligatoriamente coprire tali debiti con versamenti reali e non potrà sfruttare eventuali propri crediti esistenti (esempio credito IVA, crediti d’imposta sugli investimenti etc.).

 

Contrasto alle indebite compensazione

Viene sancito un termine temporale obbligatorio per poter effettuare compensazioni tra crediti e debiti erariali oltre determinati importi, ovvero il credito erariale annuale (Credito IVA, IRAP, IRPEF, IRES etc.) potrà essere compensato per importi superiori a 5.000€ solo dopo che siano trascorsi almeno 10 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione dal quale si evince tale credito.

In sintesi se un’impresa X alla data del 30.05.2020 detiene un credito IRES per un importo pari a € 6.500 relativo all’anno 2019, non potrà sfruttarlo integralmente prima della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa (scadenza ordinaria 30.09.2020).

 

Disposizioni in materia di appalti e subappalti

Particolarmente stringente il disposto dell’art. 4 del DL in trattazione, che introduce una lunga serie di disposizioni in merito alla normativa degli appalti e subappalti.

Nel dettaglio, viene sancito che in un contratto di appalto, il soggetto che commissiona il servizio/l’opera (appaltante) sarà tenuto a versare le ritenute fiscali e previdenziali a carico dell’impresa che esegue l’opera (appaltatore) trattenute sulle retribuzioni dei dipendenti.

In sostanza, se l’impresa X (appaltante) commissiona l’esecuzione di un lavoro all’impresa Y (appaltatore) che per tale lavoro usufruisce di lavoratori dipendenti, l’obbligo del versamento delle ritenute sulle retribuzioni dei dipendenti sarà a carico dell’appaltante e non più a carico dell’appaltatore. Ovviamente, l’appaltante potrà rivalersi di tale somma nei confronti dell’appaltatore a titolo di riduzione del corrispettivo dovuto per l’esecuzione dell’opera o contro la ricezione di un corrispondente versamento di importo pari alla ritenute da versare.

La ratio di tale provvedimento risiede nel voler scongiurare la nascita di “società temporanee con finalità fraudolente” che eseguano i lavori per conto di un appaltante e dopo l’esecuzione di tali opere cessino l’attività scomparendo dalla circolazione con omesso versamento delle ritenute fiscali e previdenziali.

 

Fatturazione elettronica per operatori sanitari

L’articolo 10bis comma 1 del DL 119/2018 aveva previsto che per gli operatori sanitari l’obbligo di fatturazione elettronica fosse sospeso per il solo anno 2019. Il DL in analisi proroga tale sospensione anche per il 2020 e, pertanto, soggetti IVA come medici, ottici e gli operatori sanitari potranno continuare ad utilizzare la fatturazione “cartacea” anziché quella elettronica. Tale sospensione vale solo per le operazioni strettamente sanitarie, ovvero quelle da trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria.

 

Contrasto all’evasione e emersione del “nero”

Al fine di “combattere” gli evasori viene nuovamente rivisitato il limite all’utilizzo del contante per i pagamenti, secondo lo schema temporale che segue :

dal 1 Luglio 2020 e fino al 31 Dicembre 2021, viene ridotto dagli attuali € 2.999 ad € 1.999

dal 1 Gennaio 2022, viene ulteriormente ridotto ad € 999.

Altra disposizione rilevante in termini di lotta all’evasione, è l’introduzione di un credito d’imposta a favore degli esercenti arti e professioni pari al 30% delle commissioni addebitate dagli operatori finanziari per le transazioni effettuate tramite carte di pagamento.

Il credito d’imposta sarà attivo dal 1 Luglio 2020 e sarà attivo solo per gli operatori IVA che non abbiano dichiarato compensi e ricavi superiori a € 400.000 nell’anno precedente.

La ratio di tale norma risiede nell’esigenza di incentivare gli operatori IVA a richiedere il pagamento tracciabile e disincentivare i pagamenti senza emissioni di scontrino/ricevuta/fattura. A parere di chi scrive, la misura è limitata e l’incentivo è ancora relativamente troppo basso rispetto all’onere dell’incasso tracciabile. Basti pensare che grazie a tale incentivo si recupera solo il 30% degli oneri dovuti per la transazione finanziaria e, pertanto, la riscossione dei corrispettivi/compensi in contanti continua ad essere più conveniente vista l’assenza di commissioni.

Di pari passo, a partire dal 1 Luglio 2020 chi rifiuta il pagamento “POS” sarà soggetto a una sanzione fissa di € 30 per ogni transazione rifiutata e un ulteriore sanzione pari al 4% del valore della transazione “rifiutata”.

 

Rottamazione ter

Il 31.07.2019 era l’ultimo giorno per versare la rata unica/prima rata della definizione agevolata dei debiti tributari, meglio nota come Rottamazione Ter. Chi non avesse versato entro la suddetta scadenza la prima o unica rata della rottamazione, avrebbe perso il beneficio della definizione agevolata (non si pagano interessi e sanzioni sulle cartelle esattoriali). Con il DL in trattazione viene prorogato tale termine al 30.11.2019.

 

Dotazione finanziaria Fondo di Garanzia per le PMI

Il Fondo di Garanzia per le PMI è uno strumento realizzato per favorire l’accesso al credito per le PMI e, in sostanza, permette alle startUP ed alle PMI “poco finanziabili” di ottenere prestiti e finanziamenti anche in assenza delle condizioni solitamente richieste dagli istituti di credito (Garanzie personali, garanzie reali etc.). Con il DL in trattazione vengono assegnati ulteriori al Fondo 670 milioni di € per l’anno 2019.

A tutti gli effetti questa è l’unica disposizione a favore della crescita delle imprese prevista in questo decreto legge.

 

In conclusione, ci si aspettava una stretta fiscale per “la ricerca” delle coperture finanziarie di un bilancio statale costantemente sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea, ma il Governo Conte Bis con il presente decreto è riuscito ad andare oltre e ha prodotto una lunga serie di disposizioni dirette esclusivamente a controllare ancor di più le tasche degli Italiani e delle Imprese senza offrire strumenti di crescita per queste tasche

Le teorie macroeconomiche insegnano che in periodi di recessione economica, al fine di favorire lo sviluppo e la crescita economica di uno Stato, è necessario realizzare politiche economiche espansive che favoriscano la circolazione di moneta e la realizzazione di investimenti e non esclusivamente scelte drastiche tese alla lotta dei presunti evasori o politiche tese all’aumento della pressione fiscale. Il Governo Conte Bis probabilmente si riserva politiche espansive ed incentivi alle imprese con la prossima legge di bilancio, almeno è la speranza di chi scrive…

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Angelo Delle Curti

Laurea magistrale in Economia e Direzione delle Imprese alla Luiss Guido Carli, è uno specialista in Diritto Tributario, Fiscalità d’impresa e Start-UP. Nel maggio 2017, a soli 25 anni, risulta tra i commercialisti abilitati più giovani d'Italia. Nell'ottobre 2018 si abilità come revisore legale. Col suo blog "Contribuente Forte" fornisce consigli su fiscalità e ambito tributario.

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