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Gioco, gol, intensità: tutto quello che non funziona nella Juve di Allegri e CR7

La sconfitta con l'Atletico Madrid di Simeone apre ad una serie di riflessioni: la Juventus in serie A su 24 partite giocate ne ha vinte 21 e pareggiate 3. In champions, ad oggi, su 7 giocate ne ha vinte 4 e perse 3. I numeri si commentano da soli. 

I tifosi delle avversarie della Juve in Italia hanno poco da festeggiare: se la squadra che domina nel tuo campionato prende una lezione cosi palese in champions significa che due domande sulla competitività del calcio italiano dovremmo farcele. Soprattutto se l’ultima vittoria in Europa risale a quasi dieci anni fa (l’Inter del triplete). La Juventus in serie A su 24 partite giocate ne ha vinte 21 e pareggiate 3. In champions, ad oggi, su 7 giocate ne ha vinte 4 e perse 3. I numeri si commentano da soli.

La partita. La Juventus è stata sconfitta sotto ogni punto di vista. Simeone ha letteralmente surclassato Allegri sul piano tattico: a parte il tiro in porta di CR7 su calcio piazzato nel primo tempo, abbiamo dovuto attendere gli ultimi 5 minuti – in svantaggio di due reti – per vedere un’altra azione pericolosa, frutto di un’azione più nervosa che costruita.

La Juve non ha un gioco. La squadra dei fenomeni (almeno nel reparto offensivo) non ha un gioco. In realtà chi guarda le partite dei bianconeri sa perfettamente che non hanno mai espresso una trama di gioco convincente. In Italia la Juve vince quasi per inerzia: solidità, esperienza e guizzo dei campioni è quello che basta per dominare in un campionato dal ritmo lento e compassato. L’assenza di una trama di gioco pesa molto di più in champions, dove oltre alle 3 sconfitte i bianconeri sono stati la squadra con meno reti segnate tra tutte le prime in classifica nei gironi. Un dato allarmante già segnalato nell’articolo di Simone Mandarò https://www.heralditalia.it/atletico-juve-e-lora-di-cr7-ma-i-bianconeri-in-champions-hanno-un-punto-debole/. La Juventus ha Pjanic, Dybala, Douglas Costa, Bernardeschi e CR7 ma non ha gli automatismi adatti a valorizzarli: un autentico paradosso.

Ritmo e intensità, Simeone docet. Tutti sapevano che l’Atletico ha costruito i suoi ultimi anni di storia sul cholismo, un misto di intensità, cattiveria agonista, motivazione e organizzazione. Eppure la Juve non si è fatta trovare pronta, perdendo molti dei duelli fisici e consentendo (complice il “collasso” di Bonucci) a José Jiménez di segnare indisturbato.

Il ritorno. La Juve per pareggiare il conto deve battere l’Atletico 2-0 o addirittura 3-0 (se non vuole andare a supplementari), compiendo un autentico miracolo sportivo. La squadra di Allegri finora ha sofferto tutte le partite ad alta intensità agonistica (si veda la gara contro l’Atalanta). In Champions, dove non basta l’inerzia e il guizzo dei campioni, ha dimostrato di non saper segnare. Anche la difesa non è la stessa: su 7 partite giocate ha subito 6 gol. Senza una trama di gioco con adeguati automatismi offensivi e con le incertezze fisiche e difensive, pensare di segnare tre reti – e non subirne – alla miglior difesa d’Europa – che potrà chiudersi senza il problema di segnare (sfruttando con Morata le ripartenze fulminee) – appare quasi un’utopia. Il talento di CR7, l’estro di Dybala e un Allegri rinsavito solo le uniche speranze di una Juve che può ancora trovare l’impresa. Il destino di questa stagione è tutto in mano a loro.

 

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Salvatore Di Rienzo

Classe 1986, ha diverse esperienze da portavoce e addetto stampa, oltre che con vari siti di informazione. Ama il calcio, la cucina, i viaggi e la sua metà. Da ragazzino era innamorato della politica. Oggi odia i patetici e i luoghi comuni. E' il Direttore di Herald Italia

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