Sport

Guardiola alla Juve, tutta la verità. Perché si e perché no

Pep Guardiola oggi rappresenta l'incarnazione degli auspici bianconeri: non solo le vittorie, non solo il semplice assunto del bel gioco, ma un'idea di dominio nello stile e nel campo che prescinde da ogni statistica.

Intorno al nome del nuovo allenatore della Juventus c’è un gran parlare. Ogni tifoso bianconero, a qualsiasi latitudine si trovi, è rapito da suggestioni, fantasie, auspici. Questo perché un allenatore può decidere il destino di un club. Al centro dei discorsi odierni del mondo Juve c’è un nome su tutti: è Pep Guardiola, allenatore pluridecorato che incarna per stile, carisma e filosofia l’essenza stessa dell’animo Juventus, pur non essendone mai stato tesserato.

Perché si sogna Guardiola. Le due Champions League vinte col Barcellona sono certamente un bigliettino da visita non indifferente. Guardiola però è qualcosa in più. Il catalano sarebbe l’uomo giusto al momento giusto per costruire una nuova era. Questo perché al netto delle vittorie di Massimiliano Allegri, soprattutto nell’ultimo anno a Torino è mancato quel pizzico di entusiasmo e brio che con l’arrivo di CR7 era anche lecito aspettarsi. Un gioco spettacolare? La Champions? Non è solo questo. Con l’arrivo di Cristiano Ronaldo i tifosi della Juve si aspettavano più generalmente un “atteggiamento” diverso, di dominio mentale del gioco ancor prima che di campo. Un dominio non a caso espresso nell’unica serata veramente magica dell’annata bianconera, nel ritorno in casa con l’Atletico, dove CR7 è sembrato veramente a suo agio. Pep Guardiola oggi rappresenta l’incarnazione degli auspici bianconeri: non solo le vittorie, non solo il semplice assunto del bel gioco, ma un’idea di dominio nello stile e nel campo che prescinde da ogni statistica.

La situazione. Qualcuno non ha lesinato paragoni tra il vociferare attuale e quello che preannunciò l’arrivo di CR7. Anche in quel caso erano in pochi a crederci e anche in quel caso le notizie iniziavano a rimbalzare senza che le fonti più autorevoli, loro malgrado, prendessero seriamente in considerazione la cosa. Un’operazione talmente titanica che aveva portato addirittura a “snobbare” i primi indizi concreti. E’ vero, oggi ci sono delle analogie, ma c’è anche la convinzione diversa che dopo CR7 tutto, ma davvero tutto, può succedere. Questo anche se Pep ha più volte ribadito in conferenza stampa – senza infingimenti – che è sua intenzione rimanere a Manchester. Porte chiuse allora? Tutto lascerebbe supporre di si. Ma i giornali iberici nonostante le smentite continuano a scommettere, specie negli ultimi giorni, sull’arrivo di Pep a Torino, sebbene anche il City sia pronto a blindarlo con un rinnovo pluriennale. A cosa credere quindi? L’arrivo di Guardiola a Milano – per altre vicende – ha scaldato ulteriormente gli animi di chi ci spera. Più fonti riferiscono che l’allenatore del city si sia incontrato con Paratici a Palazzo Parigi, location prediletta negli ambienti juventini per gli incontri a Milano. Un incontro che ventiquattr’ore dopo non è stato ancora smentito.

Perché si e perché no. Appare chiaro a tutti che una trattativa con Guardiola ci sia e che lo stesso, al netto delle sue dichiarazioni di appartenenza al City, ci stia pensando sul serio. L’allenatore catalano vorrebbe venire in Italia – lo ha sempre dichiarato – ma non quest’anno. Nondimeno, sa anche che il treno Juve non passa tutti gli anni. Se i bianconeri dovessero prendere un altro allenatore e iniziare un nuovo ciclo vincente, l’auspicio di sedere su quella panchina per Guardiola potrebbe trasformarsi in un miraggio. Questo Guardiola lo sa: alcune occasioni nel calcio dei top club vanno colte al volo, anche per uno come lui. Certo, uno con la sua carriera potrebbe fare a meno tranquillamente dell’esperienza juventina: ma la Juve e la serie A rappresentano l’ultimo grande baluardo del calcio internazionale che manca al catalano, dopo aver dominato in Liga con i Blaugrana, in Bundesliga con il Bayern Monaco e in premier con l’approdo al City. Una cosa è certa: c’è un corteggiamento e c’è una riflessione. Occorre vedere dove porterà.

Tags
Guarda

Salvatore Di Rienzo

Classe 1986, ha diverse esperienze da portavoce e addetto stampa, oltre che con vari siti di informazione. Ama il calcio, la cucina, i viaggi e la sua metà. Da ragazzino era innamorato della politica. Oggi odia i patetici e i luoghi comuni. E' il Direttore di Herald Italia

Altri articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock rilevato

Supporta questo giornale disattiva Adblock