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I 3 principi di Aristotele: come studiare felici e senza paure per laurearsi in corso

Il 67% degli studenti italiani non riesce a laurearti con voti alti e in tempi rapidi. Questi insegnamenti potrebbero cambiare la tua prospettiva.

Ci sono 3 principi aristotelici che devi assolutamente conoscere se vuoi evitare di rimanere parcheggiato all’Università e laurearti fuori corso. Esistono infatti dei motivi precisi sul perché il 67% degli studenti italiani non riesce a laurearsi con voti alti e in tempi rapidi: a rivelarli fu proprio Aristotele 2300 anni fa.

Tanti, troppi studi di settore indicano che gli studenti italiani sono in ritardo rispetto a quelli europei, per non parlare di quelli oltre oceano: proprio per questo non intendo deprimerti nuovamente ma voglio darti delle informazioni che potranno cambiare in meglio il tuo approccio allo studio, che potranno davvero fare la differenza per il tuo futuro.
E questo te lo dico – o meglio te lo scrivo – anche alla luce dei miei 10 anni di esperienza con gli studenti universitari da formatore del diritto, prima come assistente universitario e poi per il tramite della società Diritto divertente con la quale insegno agli studenti di Giurisprudenza come studiare il diritto in modo divertente ed efficace (https://dirittodivertente.it/).
Tranquillo, non si tratta di nessun trucco magico per avere una memoria portentosa, né di tecniche miracolose per diventare più intelligenti. Si tratta semplicemente di 3 grandi insegnamenti che il genio di Aristotele ci ha lasciato in eredità.

Nei giorni scorsi sono stato in vacanza in Grecia e dopo aver goduto delle bellezze naturalistiche, disteso al Sole sulla spiaggia di Paros e immerso nelle sue acque cristalline, ho deciso, insieme ai miei compagni di viaggio, di vedere le bellezze di Atene che tutti decantano (ah, per la cronaca Atene non è solo storia ma c’è una movida pazzesca che ti consiglio di goderti). Dopo aver visto la meravigliosa Acropoli (con il Partenone, il tempio di Atene, il teatro di Erode Attico e quello di Dionisio) guardo il biglietto che avevo comprato e sopra c’è scritto Liceo di Aristotele.
E’ lì eureka!
Ragazzi che facciamo? Andiamo a vedere anche la scuola del grande Aristotele?
Devo dire che la passeggiata è stata lunga e tortuosa, con ben 4,7 km sotto al sole d’agosto.  Ma devo dire che ne è valsa davvero la pena, anche e soprattutto perché abbiamo potuto conoscere i 3 fondamentali pilastri del Liceo di Aristotele:

1 Pilastro: “Non c’è mente senza corpo”.
Ti è mai capitato di rinunciare allo sport, specialmente sotto esame? Ecco Aristotele ti avrebbe dato una bella “sculacciata”. Scherzo, in realtà ti avrebbe persuaso dell’importanza dello sport spiegandoti quel principio che i romani hanno tradotto con il brocardo latino: “mens sana in corpore sano” (la ritroviamo in particolare da nelle Satire – X, 356 – di Giovenale). Infatti, nel suo meraviglioso Liceo, Aristotele pose al centro la palestra e tutte intorno le aule a mo di ferro di cavallo, creando – anche otticamente – un legame inscindibile tra l’attività fisica e l’attività intellettuale; questo proprio perché esse sono una al servizio dell’altra e tutte due allo stesso modo necessarie.
Del resto è noto che l’attività fisica produce una scarica di sostanze bio-chimiche che ci permette di essere estremamente produttivi. Eppure dai dati Istat del 2018 è emerso che tra gli studenti universitari solo il 49% pratica uno sport, anche a livello amatoriale. Questo lo posso confermare direttamente; circa 3 mesi fa condussi un sondaggio a cui risposero 2347 studenti di Giurisprudenza e i risultati furono sotto le mie aspettative: solo il 46% degli studenti pratica uno sport. La verità è che l’Università tende ad essere totalizzante e ad estraniarti da tutto il resto.

Ci sono passato anche io e anche io mi sono scontrato con la dura realtà del pigiamone di flanella in inverno e il pantaloncino in estate, barba lunga, capelli orribili e via fino alla data d’esame come i protagonisti di Lost che vivono ai confini della realtà, in un mondo che non sai nemmeno se è umano. Ma di certo questo non è colpa dello studente… E’ la nostra cultura che ci ha insegnato che lo studio è sofferenza e che per prendere voti alti e laurearsi in tempo è necessario uno “studio matto e disperatissimo”, alla Leopardi per intenderci.
Però a questo mito voglio rispondere con una domanda tanto irriverente quanto costruttiva:
Perché mai gli studenti passano molto tempo a fissare il muro o a guardare i video stupidi
sul cellulare?
E ancora…perché mai ogni piccola stupidaggine diventa più interessante del libro?
Non dirmi che non ti è mai capitato di fissare il muro per decine di minuti come se andassi in trans…
Questo accade in primo luogo perché i testi universitari non sono di sicuro la lettura più piacevole del Mondo ma anche perché chi studia ha bisogno di energie che non sono solo quelle derivante dal sonno o dal cibarsi ma anche dal movimento. Aristotele lo sapeva bene e ne fece un dogma applicato pedissequamente dai suoi studenti. Ora non dico che devi essere un professionista dello sport ma hai bisogno di dare il giusto sfogo al tuo corpo.
Un consiglio che do ai miei studenti e che seguo anche io è quello di iniziare a studiare solo dopo aver fatto una ventina di minuti di passeggio. La mattina utilizzo, a tal scopo, i miei cani: la scusa di doverli portare fuori mi costringe a passeggiare prima di iniziare la mia giornata. Piccolo suggerimento: quei venti minuti devono essere i tuoi e soltanto i tuoi.

Non devi pensare assolutamente a nulla. Per evitare che il tuo cervello cominci a ricordare le cose da fare o le preoccupazioni cerca di cambiare più volte l’andatura del passo. Infatti ti accorgerai che se procedi sempre con la stessa velocità il nostro “caro amico” cervello comincerà ad andare in automatico e a portarci sui soliti pensieri: quante pagine mi mancano? Il Prof. Cosa mi chiederà? Quella “cattivona” della mia ragazza mi ha fatto innervosire…ecc. ecc.

2 Pilastro: “Non c’è conoscenza senza libertà”.
Aristotele aveva un’altra caratteristica peculiare: amava fare lezione passeggiando con gli studenti (per questo la scuola veniva chiamata paripatetica). Niente banchi, niente castighi, niente dogmi ma dialoghi continui alla ricerca della verità tra una passeggiata e l’altra (del resto Aristotele veniva dall’Accademia di Platone che fu allievo di Socrate, sostenitore dell’arte della persuasione e del dialogo come conoscenza. Se ti interessa approfondire questa tematica ti consiglio “Socrate” il famoso testo di
Hanna Arendt). Le nostre Università, invece, sono divenute dei luoghi di indottrinamento, dove i docenti si limitano a fare un ripasso – da questo ragionamento escludiamo i docenti illuminati – dei concetti espressi nei Manuali rinviando a questi il compito di istruire gli allievi.

Come se il manuale bastasse…eppure tutte le Università del Mondo stanno ricorrendo a strumenti didattici alternativi (documentari, video lezioni, tavoli sinottiche, schemi, slide interattive, ricerche…ecc. ecc.) perché i Manuali tendono a rendere lo studente “schiavo” e incapace di ragionare. Il problema è che in sede d’esame si richiede che lo studente ragioni e non si limiti a ripetere. Allora bisogna che ci si metta d’accordo: o si impartiscono lezioni dinamiche o ci si accontenta di avere studenti che come
pappagalli si limitano a ripetere quelle che c’è scritto nel libro. Se si vuole, perché è più comodo, barattare il nozionismo con il dialogo costruttivo allora non ci si può poi aspettare che i nostri studenti divengano brillanti e capaci di sostenere una conversazione o avere una certa inventiva.
Giusto, ma io cosa posso fare: sono destinato a subire questo stato di cose? Non devi recluderti in casa e sbattere la testa sul libro, bensì devi prendere l’iniziativa e pretendere che la tua facoltà assolva ai suoi compiti sfruttando tutto quello che ti mette a disposizione. Il corso è casa tua e devi diventarne protagonista rompendo i “cosiddetti” al Prof. con milioni di domande che ti permettano di capire quello che stai studiando. Spremilo come un limone: lo stai pagando…è lì per te, per dare risposte.

I ricevimenti sono un tuo diritto, li paghi e li devi sfruttare fino all’ultimo secondo disponibile. È vero, spesso i docenti o gli assistenti non vengono… lo so, ma non arrenderti, esistono i rappresentanti degli studenti a cui puoi denunciare la cosa o gli organi amministrativi della facoltà. La biblioteca è la tua libreria: se non capisci quello che c’è scritto sul Manuale adottato ne esistono tanti altri, spesso più semplici e diretti. Ora starai pensando “il mio Prof. vuole sapere le cose come sono scritte sul libro…”
Ti assicuro che non è propriamente così, te lo dico da ex assistente di una cattedra considerata “cattivissima”: in realtà il Prof. vuole le cose dette “bene” anche se contrarie alle sue convinzioni.
Vuole vederti ragionare, vuole vedere di fronte a sé un libero pensatore. La questione è che oggi non sei più al liceo o alle scuole superiori: Da te si pretende qualcosa in più. Non basta il semplice ricordare i concetti ma devi saperli esporre mostrando un ragionamento da studioso e non da semplice studente.

E come si fa?
Questa domanda richiederebbe una trattazione lunghissima e se sei uno studente di
Giurisprudenza ti consiglio di iscriverti gratis al mio video corso Studente di diritto modello
che trovi a questo link:  https://dirittodivertente.it/videocorsogratuito
Mi limito a dirti: che se vuoi essere uno studente di successo devi fuggire dalla schiavitù
dei Manuali e imparare ad essere libero perché soltanto la libertà può portare ad una vera
conoscenza.
Sul punto ti consiglio una lezione molto utile di Piero Formica, docente alla Oxford
University, dal titolo “Elogio dell’ignoranza, che trovi su YouTube a questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=pxj8o7m0a8s&feature=youtu.be

3 Pilastro: “Non c’è successo senza comunicazione”.
Aristotele distribuiva le lezioni durante tutto l’arco della giornata. Al mattino lezioni di Filosofia per gli studenti più avanzati e al pomeriggio e la sera lezione di retorica per tutti gli altri studenti. Nel mezzo esercizio fisico e pause dedicate al riposo e al cibo. Come puoi notare c’è una distinzione abissale tra l’impostazione classica e quella nostrana. Prima si impara a comunicare e poi si imparano i concetti.
Prima il contenitore e poi il contenuto.

Del resto ti sei mai chiesto qual è la difficoltà maggior degli studenti universitari? Mi permetto di rispondere solo perché sono stato da entrambi i lati della cattedra (da studente e da assistente) e perché ho fatto dell’insegnamento la mia professione. Il problema più grosso, oltre a quello di un’assenza di un metodo di studio, è quello della comunicazione. La maggior parte degli studenti non riesce a trasmettere in sede d’esame quello che ha realmente studiato. Pur studiando tutto e applicandosi tantissimo si arriva di fronte al Prof. E non si riesce a far comprendere la reale portata dalle proprio preparazione. Questo accade perché la società moderna ti ha convito, perché essa ne è stata convinta, che la comunicazione non fosse importante… per meglio dire si è voluto far credere al popolo che il problema della comunicazione fosse irrilevante perché ad occuparsene dovevano essere soltanto quelle menti che sedevano nelle stanze dei bottoni.
Ecco che le accademie di retorica cominciarono a chiudere quando invece le scuole dei greci e dei romani avevano come punto cardine l’insegnamento dell’arte della persuasione.
Attenzione: la parola persuasione non deve trarti in inganno perché non alludo al raggiro o alla circonvenzione…per quello c’è un’altra parola che è Manipolazione. La persuasione è uno strumento nobilissimo che viene utilizzato in un sistema democratico per convincere gli altri della bontà delle proprie opinioni mediante l’utilizzo della parola e senza la costrizione fisica e la violenza.
Socrate la definiva come l’arte che meglio distingueva gli ateniesi dai barbari. Egli della persuasione ne fece un mantra tanto da utilizzarla anche a costo della sua vita, sottoponendosi al famoso processo dove dovette difendersi dall’accusa di empietà perché non riconosceva le tradizioni religiose e di corruzione dei giovani.

Ma cosa c’entra tutto questo con te?
C’entra e come!
Se impari le regole fondamentali della comunicazione saprai come dialogare con il Prof. per farlo innamorare di te e un giorno saprai come farti assumere da qualche azienda di spessore ovvero saprai farti apprezzare dai tuoi clienti (per iniziare ti consiglio di leggere uno dei libri più venduti di sempre: Dale Carneige “Come trattare gli altri e farseli amici”; oppure se vuoi iniziare da un classico ti consiglio il mitico “De oratione” di Cicerone).

Coloro che hanno creato (letteralmente) la cultura sapevano che l’uomo è tale soltanto se riesce a far sentire la sua voce, ma non perché utilizza un volume alto bensì perché quando parla gli altri non posso far altro che ascoltarlo. Il cogito ergo sum, di matrice Cartesiana, forse andrebbe rivisto perché offre una consapevolezza del sé solo in una sfera interna, a favore di una formula che comprende anche la
manifestazione del pensiero. Ma questa è un’altra storia…

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Raffaele Delle Curti

Fondatore di "Diritto divertente" e dello studio associato D.C.M., è autore dei testi per studenti di Giurisprudenza “Il Non Manuale di Costituzionale Divertente” e “Il Non Manuale di Privato Divertente” nonché cosa-autore dell’e-book “I 4 errori che non permettono al 92% delle persone di ottenere l’invalidità anche se ne hanno diritto”. Appassionato di filosofia, di comunicazione e di scrittura creativa. Per maggiori info: www.dirittodivertente.it www.invaliditaimmediata.it

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