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Il fratello del poliziotto ucciso risponde a chef Rubio: “tieni sempre la guardia alta”

Lo stesso chef aveva provato a scusarsi subito dopo il tweet, ma con pessimi risultati. Intanto la Questura di Trieste continua le indagini.

Le parole di Chef Rubio, che non è nuovo a uscite molto al di fuori del suo settore di competenza, hanno destato grande sgomento tra poliziotti, istituzioni e società civile. “Inammissibile che un ladro possa disarmare un agente”, aveva detto maldestramente lo chef di “Camionisti in trattoria”, esponendosi senza neanche conoscere bene fatti e dinamica, qualche ora dopo la tragedia di Trieste. Non si comprende, infatti, come il personaggio televisivo potesse dare un giudizio su fatti così delicati quando la Questura di Trieste, il giorno dopo l’accaduto, sta ancora indagando sull’esatta dinamica dei fatti. Rubio dunque è stato superficiale e precipitoso, dimostrando poco rispetto nei confronti delle forze dell’ordine con un messaggio quanto meno inopportuno dopo una tragedia di questo tipo.

Il fratello di Matteo Demengo risponde a Chef Rubio. Al dolore immenso per la perdita di un proprio caro, i familiari dei due poliziotti hanno dovuto anche sommare la “morale” di chef Rubio, che nulla conosce in merito a dinamica dei fatti e addestramento della polizia. Il fratello di Matteo Demendo, Gianluca, ha palesato tutta la sua collera per le parole di Rubio: “Chef Rubio – ha scritto su facebook – sono il FRATELLO del poliziotto impreparato! Beh, tieni sempre la guardia alta quando giri perché se colgo impreparato pure te fai la fine di mio FRATELLO! Uomo di merda! Ti auguro di perdere un tuo caro! A presto”. Il messaggio è stato poi cancellato, ma lo screenshot – disponibile su Polisblog – aveva già fatto il giro del web.

Chef Rubio e la polizia: scuse a metà. Lo stesso chef aveva provato a scusarsi subito dopo il tweet, scrivendo di essere molto più vicino lui alle famiglie dei poliziotti che “voi sciacalli, voi ipocriti, ridicoli pupazzi che fingete cordoglio solo per avere voti e aumenti di stipendio e li avete condannati a morte”. Forse lo chef che farebbe bene a scusarsi “senza se e senza ma”, concentrandosi sulle proprie attività di cucina e televisione ed evitando di palesare opinioni su fatti e argomenti che non conosce a sufficienza, lasciando agli organi preposti l’onere di giudicare.

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