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Parla Bellomo: “Mai fatto male alle studentesse, sono diventate tutte magistrati”

Secondo i pm tra Bellomo e le studentesse esisteva "una rete di scambi connotata da reciprocità". Ora si attende l'esito definitivo della vicenda processuale. 

L’ex consigliere di Stato Francesco Bellomo ha depositato una memoria al gip di Milano Guido Salvini, a margine del procedimento di cui i pm hanno chiesto l’archiviazione per l’accusa di stalking e violenza privata nei confronti di quattro studentesse del prestigioso corso per l’accesso alla carriera in magistratura “Diritto e Scienza” di Milano.

Le studentesse che oggi sono dei magistrati. “Non ho fatto mai nulla di male e queste studentesse dei miei corsi, poi, sono diventate tutte magistrati”, spiega tramite il suo avvocato Beniamino Migliucci il giudice Francesco Bellomo, arrestato dal gip di Bari nel mese di luglio, salvo poi vedersi revocare i domiciliari e completamente riqualificato rispetto alle accuse. Secondo i pm, infatti, tra Bellomo e le studentesse esisteva “una rete di scambi connotata da reciprocità”. Ora si attende l’esito definitivo della vicenda processuale.

La posizione della difesa di Bellomo. “Noi condividiamo assolutamente in tutti i suoi punti la richiesta di archiviazione della Procura che non ha ravvisato reati”, spiega – come riporta l’Ansa – l’avvocato Migliucci ai giornalisti: “le studentesse erano libere di accettare i contratti, qualcuna li accettava altre no, nessuna di queste ha mai ricevuto pregiudizi, l’unico cambiamento in positivo per loro è che sono diventate magistrati”. La posizione dell’avvocato sintetizza in breve quanto espresso dallo stesso magistrato nella memoria depositata al giudice che nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione dei pm.

La posizione della procura. Secondo i pm, nelle indagini sulle vicende legate a Bellomo e le sue studentesse non erano stati rinvenuti “atti idonei ad integrare una condotta di sopraffazione, né un’abitualità di comportamenti volti ad incidere negativamente sulla serenità e l’integrità psicofisica delle allieve”. Come riporta l’Ansa, sebbene “molte delle richieste rivolte alle borsiste siano apparse inconferenti con quelli che sono i normali caratteri di un rapporto di collaborazione accademica e siano state sovente avanzate con insistenza attraverso telefonate in tarda serata e invio di e-mail, non può ritenersi che le stesse valgano ad integrare una condotta abituale di molestia e minaccia”.

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