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Perché Stefano Sensi ricorda sempre più il genio di Xavi

Il suo inserimento nell'Inter di Conte è stato pressoché impeccabile, al punto da offuscare il più pagato Nicolò Barella, del quale ha preso il posto nella gerarchia degli inamovibili di inizio campionato.

Il controllo del pallone incollato al piede è quasi da play station, il fraseggio corto, il tocco di palla di interno collo o di esterno: veder giocare il giovane centrocampista dell’Inter Stefano Sensi è sempre più un piacere. Il suo inserimento nell’Inter di Conte è stato pressoché impeccabile, al punto da offuscare il più pagato Nicolò Barella, del quale ha preso il posto nella gerarchia degli inamovibili di inizio campionato.

Un giocatore universale. Stefano Sensi è un calciatore che sta impressionando un po’ tutti. Un talento puro, dalle caratteristiche universali: oltre alla capacità di palleggio stupiscono le sue doti di inserimento, la capacità di concludere a rete dalla distanza con un tiro dalla impressionante coordinazione e la presenza costante in tutti i momenti della partita, con una mentalità molto apprezzata anche dal tecnico della nazionale Roberto Mancini.

Qualche scomodo paragone. Non è il caso di scomodare i giganti del calcio, almeno per ora. Ma per chi ama il calcio non è difficile guardare Stefano Sensi e pensare al mito Xavi, pluridecorato campione del Barcellona. Stilisticamente il paragone c’è tutto: fisico, tecnica e modo di stare in campo ricordano in maniera impressionante il talento spagnolo, che pure sapeva alternare magistralmente il fraseggio nello stretto e il lancio lungo, l’inserimento e il tiro dalla distanza. Certo è ancora presto, ma a noi piace pensare che stia per nascere una stella, sulle orme dei grandi campioni. Il calcio italiano ne ha bisogno.

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