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Proviamo a spiegare cosa sta accadendo davvero in Venezuela

Da Hugo Chavez all'ascesa di Nicolas Maduro. La crisi Venezuelana è legata alle sue riserve di petrolio. Adesso Juan Guaido si è autoproclamato presidente con l'avallo degli Stati Uniti. Mentre l'Italia attende.

In Sud America c’è una nazione con alcune delle più grandi riserve al mondo di petrolio, dotata di una natura rigogliosa e lussureggiante ma al tempo stesso avvolta in una grave crisi politica ed economica da anni: si tratta del Venezuela. Va detto molto cinicamente che gran parte dell’interesse delle grandi Nazioni del mondo rispetto alla sorte di questo Stato dipendono proprio dalle sue riserve di petrolio. L’ennesimo picco della tensione è stato raggiunto negli ultimi giorni, quando un’importante figura dell’opposizione politica, Juan Guaido, avallato dagli Stati Uniti, si è autoproclamato presidente del Venezuela avviando un duro confronto con il capo dello Stato Nicolas Maduro.

Storia della repubblica bolivariana. Maduro è il successore di Hugo Chavez, il padre fondatore dell’attuale repubblica bolivariana e socialista del Venezuela e morto di cancro nel 2013. Chavez, figura politica controversa e popolare, aveva trionfato alle elezioni presidenziali del 1998 avviando, da allora, una sistematica riforma in senso egalitario del Venezuela. Le fasce più povere della popolazione, supportate dal nuovo sistema di welfare messo in piedi da Chavez e fino ad allora ai margini della vita sociale, consentirono a quest’ultimo, con una vittoria elettorale dopo l’altra, di restare presidente sino alla morte.

Hugo Chavez

L’ascesa al potere di Maduro. Nicolas Maduro non ha mai goduto della popolarità del suo predecessore, vuoi per mancanza di carisma personale ma anche e soprattutto per il calo dei prezzi del petrolio sul mercato mondiale, che ha fortemente indebolito l’economia venezuelana, dipendente dalle esportazioni di greggio. Dopo la striminzita vittoria alle elezioni presidenziali del 2013, con appena il 50,6% dei voti, Maduro e il suo movimento politico, il Partito Socialista Unitario del Venezuela, dovettero subire l’onta di perdere le elezioni parlamentari del 2015 contro una variegata coalizione dell’opposizione politica. Ne nacque una vera e propria crisi costituzionale, con l’esecutivo e gli organi giudiziari che iniziarono una delegittimazione dell’Assemblea Nazionale, culminata con la sottrazione dei poteri legislativi a quest’ultima e l’elezione di un’Assemblea Costituente. Il Venezuela si trovò e attualmente si trova ad avere due diversi Parlamenti e a subire il forte ostracismo di una parte della comunità internazionale, in particolare Stati Uniti ed Europa, che criticarono fortemente quegli sviluppi politici. Il governo venezuelano, invece, continua a coltivare ottimi rapporti con la Russia di Vladimir Putin, Cuba, la Cina e la Turchia. In particolare Mosca si approvvigiona di greggio venezuelano in cambio di forniture di armamenti, che sono utili all’esecutivo per mantenere la propria stretta sul potere.

La crisi attuale. L’autoproclamazione a presidente della Repubblica da parte di Juan Guaido ha fatto ulteriormente precipitare una situazione politica già fortemente compromessa. Una parte della popolazione venezuelana, il ceto medio, la borghesia e i più ricchi, vede come fumo negli occhi le politiche socialiste dell’esecutivo e oggi risente come tutta la popolazione della grave crisi che colpisce il Paese, dove in molte zone manca l’acqua potabile, gli scaffali dei supermercati sono vuoti e c’è una grossa difficoltà a trovare farmaci. Il calo dei prezzi del petrolio, infatti, ha indebolito quella che era praticamente l’unica esportazione del Venezuela e ha portato molti meno fondi nelle casse statali. Casse che hanno sempre maggiori difficoltà a finanziare anche quei programmi di welfare a sostegno dei più poveri. Sono i ceti più bassi, infatti, ad avere sempre sostenuto il governo venezuelano ed è proprio questa fascia che subisce gli effetti più drammatici di una gravissima crisi economica, che ha portato molti cittadini a tentare la via della fuga all’estero mentre chi è rimasto si ritrova in una situazione di assoluta povertà, spesso nella condizione di mendicante per le strade delle maggiori città del Paese. L’opposizione politica, frammentata tra le varie componenti, ha subito negli anni i duri attacchi dell’esecutivo, dagli arresti eccellenti di molti dei suoi leader all’uccisione di decine di dimostranti scesi in piazza, in più occasioni, contro il governo dai forti connotati dittatoriali. Le consultazioni presidenziali del 2018, inoltre,  sono state boicottate a causa della  crisi politica in atto.

Una veduta di Caracas

La posizione dell’esercito.La stabilità della repubblica bolivariana è garantita dalla forze armate, strettamente legate all’esecutivo di Caracas e fino a questo momento a fedeli a Maduro. La capillare presenza dell’esercito sul territorio nazionale inibisce il potenziale successo di manifestazioni popolari di piazza. In questo senso è molto importante la promessa di amnistia fatta da Guaido a quei membri dell’esercito che passeranno con l’opposizione; solo con il supporto delle forze armate si potrà ipotizzare un cambio di regime a Caracas. Un secondo strumento di pressione per favorire un ricambio politico in Venezuela è il sequestro degli asset statali all’estero. Le nazioni ostili al regime di Maduro, come hanno già fatto gli Stati Uniti, potrebbero agire in tal senso. Washington, infatti, ha congelato i proventi, depositati negli Stati Uniti, della società petrolifera statale venezuelana. Il taglio dei fondi economici a un regime già traballante potrebbe essere il colpo di grazia a un esecutivo instabile.

Chi è pro Maduro. Esiste però una parte non marginale della comunità internazionale, come la Russia e la Cina, che ha tutto l’interesse a puntellare la presidenza di Maduro, con cui le relazioni economiche sono ottime e che costituisce un regime ostile a Washington in un’area geograficamente limitrofa come l’America Latina. Queste nazioni potrebbero, in presenza di sanzioni internazionali contro Caracas, elargire fondi e sostegno economico al regime venezuelano. Ogni possibile azione di forza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, inoltre, è congelata dai possibili veti di Mosca ed eventualmente Pechino.

La posizione dell’Italia. E l’Italia? La posizione di Roma è stata, fino a questo momento, di attendismo con le due anime del governo con visioni contrapposte sui futuri sviluppi. Se la Lega di Matteo Salvini è a favore, anche per ragioni ideologiche, a un cambio di regime a Caracas, il Movimento Cinque Stelle preferisce rilanciare l’idea di un dialogo nazionale che porti a una riconciliazione tra il governo e l’opposizione. Questa divergenza di vedute rischia di ripercuotersi sulla cospicua comunità di italiani residenti in Venezuela e di generare un cortocircuito nell’esecutivo Conte. La prudenza dei Cinque Stelle, infatti, cozza non poco con l’ostilità mostrata da Matteo Salvini nei confronti di Caracas.

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Andrea Walton

Classe 1988, romano e cittadino del mondo. Giornalista professionista da luglio 2018, ha collaborato con l'Osservatore Romano ed è esperto di politica estera. Ama viaggiare, i film di fantascienza, i libri di Andrea Camilleri e le passeggiate nella natura.

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