Politica

“Se il PD canta bandiera rossa noi ce ne andiamo”: i motivi della scissione dei renziani

Il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto parla al Corriere della Sera della scissione "in stato di avanzamento": "se il PD si sposta sempre più a sinistra e diventa il partito che alle Feste dell'Unità canta Bandiera rossa, per una certa cultura politica lo spazio si fa troppo stretto".

Se ne parla da giorni, ma nelle pagine del Corriere della Sera di oggi, il sottosegretario agli esteri Ivan Scalfarotto sembra annunciare – di fatto – la scissione dei renziani dal PD: “Forse una separazione consensuale potrebbe aiutare a evitare le liti di condominio. Si possono fare cose bellissime insieme, ma non è necessario abitare nella stessa casa, come ha sottolineato Goffredo Bettini“.

La scissione dal PD è “in stato di avanzamento”. L’idea dunque è quella di sfruttare l’occasione del governo, dove il gruppo delle forze parlamentari renziane a sostegno è molto folto, per dar vita ad un altro progetto politico: “Non è stata ancora fissata una data, vediamo anche cosa succederà alla Leopolda“, sebbene, sottolinea Scalfarotto, “a questo punto il progetto è in un certo stato di avanzamento“. Il problema non sarebbe quello della scarsa rappresentanza al governo dei toscani, ma puramente di visione politica: “se il PD si sposta sempre più a sinistra e diventa il partito che alle Feste dell’Unità canta Bandiera rossa, per una certa cultura politica lo spazio si fa troppo stretto”.

No a D’Alema e Bersani, si al governo. “È difficile restare se tornano i D’Alema e i Bersani.” Poi Scalfarotto menziona le differenze programmatiche: “Se si parla di redistribuzione del reddito, questo reddito va prodotto. Io ci proverò con la mia delega all’export, mi occuperò di made in Italy.” Dunque la scissione dei renziani dal PD sarebbe imminente. Ma questo, secondo il sottosegretario agli Esteri, non andrebbe a danneggiare il prosieguo del governo che proprio Renzi ha voluto: “non usciremo certo dal governo“, ma anzi, le anime liberali potrebbero “trovare in noi una rappresentanza“. “Forse – conclude – si parlerebbe anche a quei mondi, espressi dal gruppo Misto o da Forza Italia, che si sentono a disagio con la sinistra tradizionale”.

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