Cultura

Storia di Blockbuster e le sue videocassette, simbolo di quei magnifici anni ’90

Chiunque abbia vissuto quegli anni ha messo piede almeno una volta in un Blockbuster, regno delle videocassette.

 Erano gli anni ’90. Sembra passato un secolo, e in effetti è davvero così. Siamo entrati nel 2000 e poi, un attimo dopo, sono trascorsi quasi vent’anni. Tutto quello che facevamo allora, il mondo che eravamo abituati a conoscere, è cambiato in un soffio. Merito o demerito del progresso tecnologico, dipende da quanto si è sentimentali e nostalgici.

Quando ancora si noleggiavano i film. Durante i favolosi anni ’90, tutti i fine settimana si andava in un posto che oggi i più giovani non hanno neppure mai sentito nominare. Un posto per dinosauri, insomma, di tante ere giurassiche fa. C’erano scaffali infiniti di videocassette, divenute nel giro di qualche anno dvd. E già lì i più tecnologici avevano intuito che il mondo aveva in qualche modo iniziato a girare più velocemente di prima. C’erano scaffali interi pieni di videogiochi. E poi patatine per tutti i gusti, marshmallow bianchi e rosa e pile di barattoli di gelato Haagen-Dazs al caramello salato. E’ lì che allora si passavano i pomeriggi, a scegliere i film da guardare sul divano di casa il sabato sera o la domenica pomeriggio. Bisognava noleggiarli e riconsegnarli dopo qualche giorno, altrimenti scattava una multa. E soprattutto bisognava che ci fossero cassette disponibili del film prescelto, altrimenti si doveva aspettare la settimana dopo.

La storia di Blockbuster. Sembra l’inizio di un film romantico con Julia Roberts come protagonista. Basta aggiungerci un ragazzo di allora con il gel in testa, molto anni ’90, che ha scelto proprio la sua stessa videocassetta, e in uno scambio di sguardi, davanti a quegli scaffali, è l’inizio di una storia d’amore. Ma, a dirla tutta, è anche la storia di Blockbuster, colosso americano di noleggio di vhs e dvd, che negli anni Novanta e per i primi anni Duemila, aveva migliaia di negozi sparsi in giro per il mondo e altrettanti abbonati ovunque. Oggi di quei negozi ne è rimasto soltanto uno, a Bend (nella periferia di Perth, in Oregon).

L’avvento di Netflix. Sono lontani i tempi in cui, secondo la leggenda, apriva un nuovo Blockbuster ogni 17 ore. Ormai i film si guardano in streaming, per non parlare delle serie tv. E’ stato proprio l’avvento di piattaforme come Netflix a determinare la crisi della catena di Blockbuster e l’inizio di una nuova era per l’home video. Pensare che erano i primi anni Duemila, quando un certo Reed Hastings, chiese a John Antioco (che per la cronaca rifiutò l’offerta), fondatore della catena e imprenditore milionario, di investire in una nuova start up per guardare i film in streaming. Si chiamava proprio Netflix, allora valeva 50 milioni di dollari, oggi ne vale 170 miliardi.

Il passato torna sempre. Si sa, il mondo è di chi sa rischiare e guardare lontano. Ma certe volte anche di chi resiste al cambiamento facendosi testimone di un’epoca. L’ultimo Blockbuster, a Bend, in Oregon, stretto tra un negozio che vende cannabis legale e un crematorio per animali, è un cimelio. Una porta per il passato, che resiste alle nuove tecnologie, e tutto sommato fa fare alla famiglia che lo gestisce buoni guadagni. Non tutte le cose vecchie finiscono. Anzi, basta saper aspettare, e spesso tornano di moda. Sul negozio di Bend nei prossimi mesi dovrebbe uscire un documentario. E chissà non diventi anche il set di un bel film per romantici, ambientato negli anni ’90?

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Silvia Perugi

Cresciuta a Carrara, in Toscana, dal 2009 vive a Roma. Giornalista professionista, laureata in giurisprudenza, ha lavorato per l’agenzia stampa AdnKronos e per RDS. Adora Parigi e Raffaella Carrà. Le piace quando il sole le illumina il viso e il vento le scompiglia i capelli. E’ convinta che la felicità stia nel carboidrato e soprattutto nel cioccolato.

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