Cultura

Storie d’amore ai tempi senza facebook, l’antico fascino delle lettere

«Il 13 luglio 1954 è stato il giorno più tragico della mia vita: avevo perso per sempre la mia amata Frida. Ho capito troppo tardi che la parte più bella della mia vita era il mio amore per lei» (Diego Rivera)

Oggi i social impazzano di frasi d’amore, citazioni, dichiarazioni. Una piattaforma digitale è diventata per molti il diario sul quale scrivere i propri pensieri, le proprie abitudini, fare rivelazioni direttamente col fine di rivolgersi a qualcuno di importante. È in sostanza più semplice comunicare, trovare quel coraggio che mancherebbe in altre circostanze e sfoderare parole più intime ispirandosi a chi in passato era solito ricamare frasi d’amore e lettere poetiche.

Eppure ci sono alcuni gesti, alcune passioni, che non si possono proporre sotto forma elettronica, ed è anche complicato evitare di cadere nella banalità o di finire per mettersi troppo in mostra. Perdere l’autenticità e la spontaneità di ogni singolo momento unico potrebbe essere la tendenza di oggi, per colpa della facilità con cui si può comunicare un sentimento. Ma proprio per questo bisognerebbe essere capaci di comprendere il valore di ogni pensiero, scindendo i grandi sentimenti da ciò che sembra somigliarli, esternando con parole che non siano scontate il vero calore di un sentimento puro.

Quando non c’erano i social chi scriveva d’amore e come lo comunicava?

Alcune delle più belle lettere d’amore del romanticismo sono firmate Keats. Il suo giovane sentimento per la bella e dolce Fanny, a cui dedica le sue poesie, è conosciuto da tutti gli appassionati della letteratura inglese. Il poeta britannico è famoso per la sua vita umile alla ricerca di un’espressione intima della natura, sotto forma di quelle percezioni che richiamano la purezza e l’armonia. In un componimento scrive che la bellezza è verità, e che la verità è bellezza; crede quindi fermamente nella meraviglia della natura, dei sentimenti e dell’arte. E così fa intendere che c’è qualcosa che va oltre il finito e il mortale, qualcosa che si chiama amore, che si chiama purezza e bellezza. L’immortalità è un’idea che si riflette anche nella frase scritta sulla sua lapide: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua” che ci lascia intendere che ciò che è fisico è nella terra, ma ciò che è spirituale – ovvero la sua anima, la sua personalità – è indistruttibile. «Scrivi le parole più tenere e baciale, che io possa almeno posare le mie labbra dove furono le tue. Quanto a me, io non so come esprimere la mia adorazione per tanta bellezza: voglio una parola più luminosa di luminosa, più bella di bella»; la realizzazione di una vita di coppia con la sua bella Fanny viene completamente lacerata dalla scomparsa prematura del poeta, ma la grande passione continua anche dopo la morte, come scritta nelle onde del mare, che sempre vanno, che sempre tornano…

«Come puoi pensare di proposito alla vita senza di me – Se tu dovessi morire – O caro – caro Scott sarebbe come diventare cieca. So anche che lo sarei davvero – non avrei nessuno scopo nella vita – solo una graziosa – decorazione. Non credi che io sia stata fatta apposta per te?… Voglio che tu mi indossi, come un talismano alla catena dell’orologio o come un fiore all’occhiello – davanti al mondo»: Zelda esprime così il suo amore folle a Francis Scott Fitzgerald. Le due personalità complesse dei primi anni del Novecento in una storia instabile fatta di incomprensioni e di fragilità, di vita sfrenata e di anticonformismo mondano. Il loro scambio di lettere e il loro essere la coppia più turbolenta dell’età del jazz ci fa quasi pensare ad un’altra coppia che ha fatto sognare tanti romantici. Stavolta però non c’entrano gli anni venti, e non c’entra la letteratura; il nido d’amore è un’altra nazione: il Messico.

Viene dal Messico infatti la follia d’amore dei due pittori Frida Kahlo e Diego Rivera. L’intensa espressività di Frida è contenuta nelle riflessioni sulla vita e nelle lettere appassionate a Diego. «Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera»; una vita dolorosa e tormentata ma mai vuota, quella di Frida: la pittrice ha fatto la rivoluzione con le sue rappresentazioni crude, interiori, cruente e gentili allo stesso tempo, assolutamente vive e reali, proprie di una personalità che non dimentica mai la voglia di vivere e di andare oltre ogni limite. «Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore». Ogni cosa della sua vita, dai quadri alle avventure quotidiane è pregna del suo essere e della sua eterna forza; anche lo stesso pittore, il quale non può più esistere come Diego Rivera quando non c’è lei. La sua personalità non ha abbandonato questo mondo senza lasciarci in eredità l’insegnamento di una grande bellezza. Sincere le parole di Diego per raccontarcela: «Mai nessuna donna prima ha messo in modo così straziante la poesia su tela come ha fatto Frida. La sua opera, acida e tenera, dura come l’acciaio e delicata e fine come l’ala di una farfalla, adorabile come un bel sorriso e profonda e crudele come l’amarezza della vita.»

In conclusione è bene citare un grande poeta, che ha cantato le struggenti passioni, sempre attuali, degli uomini. Conosciamo bene la sua vita e le sue storie d’amore personali, ma ciò che più ha donato alla nostra conoscenza è la musica e la voce con le quali la purezza di certe storie diventa sostanza. «E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome / Ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme / Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano / Cosa importa se sono caduto se sono lontano» (Fabrizio De André, Hotel Supramonte).

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Lucia Soscia

Cresciuta in una piccola realtà tra le colline, gli oliveti e il mare, Lucia si laurea in Lingue nella città più bella del mondo, Napoli. Studia grafica e traduzione letteraria, scrive da sempre poesie, articoli e racconti, ed è amante dell'Arte e della sua storia. Con gli occhi sempre rivolti verso il cielo, è appassionata di sogni e costellazioni, ma vive per conoscere il mondo e l'altro(ve).

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