Cultura

Strage di via D’Amelio, il mistero dell’agenda rossa è ancora vivo. Parla il fratello del giudice

Salvatore Borsellino non ha partecipato alla cerimonia che ha desecretato alcuni audio del fratello:"vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti".

“Non capisco che senso abbia perdere la libertà di mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera”. Sono le parole di Paolo Borsellino, dagli archivi desecretati della Commissione parlamentare antimafia del 1984, quando il giudice aveva già la piena consapevolezza del grave rischio a cui andava incontro.

Il ricordo di Piero Grasso. “Sentire di nuovo la sua voce – in riferimento agli audio desecretati – mi ha ancora una volta commosso. Ha riacceso ricordi lontani nel tempo che pure è impossibile dimenticare. È incredibile pensare che siano passati 27 anni dalla strage Via D’Amelio, anni in cui lo Stato ha inflitto colpi durissimi alla mafia, ma ancora non definitivi. E soprattutto, anni in cui non si è arrivati, nonostante gli sforzi, a svelare alcuni aspetti fondamentali e oscuri della strage che ha portato alla morte di Paolo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Nel loro nome non dobbiamo smettere di combattere e di cercare la verità.”

La lettera di Salvatore Borsellino. In riferimento agli audio desecretati, Salvatore Borsellino – fratello del giudice – ha inviato una lettera di risposta al Presidente della Commissione Antimafia Morra, che lo aveva invitato alla cerimonia di desecretazione: “Ho riflettuto a lungo e ho poi deciso di non sottrarre nemmeno un’ora a mia figlia che pur in attesa del suo primo figlio ha deciso di affrontare la fatica del volo per essere in questi giorni a Palermo, insieme a me, a lottare per la memoria di suo zio, Paolo Borsellino e dei cinque ragazzi uccisi insieme a lui, Claudio, Agostino, Emanuela, Vincenzo ed Eddie Walter che ancora, a ventisette anni di distanza, aspettano Giustizia e Verità sulla strage di Via D’Amelio nella quale è stata spezzata la loro vita. In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro» si legge nella lettera pubblicata sul sito 19luglio1992.com”.

I segreti non svelati e il mistero dell’agenda rossa. “Ora, a ventisette anni di distanza io non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciate, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage vengano restituiti a me, ai suoi figli, all’Italia intera, ad uno ad uno. È necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D’Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro paese. È necessario che quella Agenda Rossa che è stata sottratta da mani di funzionari di uno stato deviato e che giace negli archivi grondanti sangue di qualche inaccessibile palazzo di Stato e non certo nel covo di criminali mafiosi venga restituita alla Memoria collettiva, alla Verità e la Giustizia. Soltanto quando un rappresentante di questo Stato che ha lasciato crescere nel suo ventre un mostro capace di intavolare con l’antistato, con gli assassini di Giovanni Falcone, una scellerata trattativa e sull’altare di questa trattativa ha sacrificato la vita di Paolo Borsellino, si presenterà in ginocchio in Via D’Amelio a portare non ipocrite corone di alloro, simboli di morte, ma quell’Agenda Rossa – conclude Salvatore Borsellino – allora e soltanto allora potrò avere pace”.

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