Politica

Verità e retroscena sull’attacco di Erdogan ai curdi in Siria: parla l’esperto di geopolitica

L'intervista esclusiva di Herald Italia al professor Arduino Paniccia, uno dei massimi esperti di geopolitica in Italia. Un'analisi approfondita del conflitto tra Turchia e milizie curde che sta indignando il mondo.

Perché la Turchia ha attaccato i Curdi? Quali sono i risvolti del nuovo conflitto turco-curdo nel nord della Siria? Chi è davvero Erdogan e quali saranno i risvolti internazionali di questa guerra? Abbiamo cercato di comprendere meglio lo scenario del conflitto – che sta indignando tutto il mondo occidentale – con il professor Arduino Paniccia, tra i maggiori esperti italiani di geopolitica e strategia militare, docente di Relazioni Internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche di Trieste.

 

Professore, a quanto pare lo scopo di Ankara è creare una zona cuscinetto lungo il confine tra Turchia e Siria, nell’area controllata dalle milizie curde dopo la fine del califfato dell’Isis. Ma come si è arrivati a questo punto?

“Una delle cose più sottovalutate in questa vicenda è sicuramente l’accordo, favorito dai russi, tra Assad e le forze curde. Questo accordo si propone come obiettivo finale una suddivisione del territorio siriano in cui sicuramente ci sarà un’area a est di Kobane che diventerà l’area dei curdi-siriani, per strutturare una regione autonoma sul tipo del Kurdistan-iracheno. Trump ha capito che avveniva una suddivisione del territorio alla quale l’America – per vari motivi – non poteva partecipare ed essere della partita, ed è proprio in questa partita che Erdogan si è offerto di compiere azioni anche al costo brutale che tutti abbiamo visto.”

Nella foto il professor Arduino Paniccia

 

Quale sarebbe, quindi, l’obiettivo finale della Turchia?

“La Turchia vuole avere un peso determinante nella riorganizzazione dell’area siriana, indipendentemente dalle relazioni con Usa, Russia e Iran. Erdogan intende proseguire nella sua politica di influenza nel bacino medio orientale che supera la stessa  – contingente – vicenda curda. Comunque la Turchia non vuole 400 km di confine con le forze curde e quindi crea un area cuscinetto. In questa area che sta conquistando , “esterna” al proprio territorio nazionale, potrà muovere militari, migranti civili e armi con molta libertà, in nome della sicurezza.”

L’atto di guerra di Erdogan che tipo di ripercussioni internazionali può avere?
“Praticamente nessuna ripercussione. Certo le condanne ufficiali saranno e sono già molte, ma l’Europa è già divisa e le altre potenze sono direttamente coinvolte nel pantano siriano per aprire un nuovo fronte.”
Pare che ci siano già molte vittime tra donne e bambini, una cosa che sta indignando il mondo…
Certamente questo l’abominevole modo di operare dei turchi. Oserei dire però che ci sono aspetti molto poco puliti di questa spartizione della Siria “ora per allora”: l’aspetto dell’intervento turco per liberare almeno una quota di terroristi vicini alle milizie arabe loro alleate, combattenti Isis e probabilmente gente che negli anni precedenti la Turchia ha fatto passare attraverso i propri confini e che sono scappati dalle fucilazioni irachene, che i Curdi hanno “misteriosamente” risparmiato. Non dimentichiamo che in Iraq si viene impiccati in dieci minuti, senza un processo, né qualunque altra garanzia. In questo esiste una discrasia rispetto all’atteggiamento degli stessi curdi. Dall’altra parte i Curdi fanno i guardiani dell’Isis. Su tutta questa vicenda, quindi, esistono dei rilevanti interrogativi ancora irrisolti.”
I bambini curdi
Come giudica l’atteggiamento del governo italiano verso la Turchia?

“L’atteggiamento dell’Italia è naturalmente di molta, forse troppa cautela. Del resto il governo ha deciso di non provocare conflitti in seno alla Ue neanche su un argomento così delicato che coinvolge la Germania, il problema dei migranti e il rapporto con un paese Nato sempre più incline a azioni contraddittorie. L’ attacco alle nostre piattaforme energetiche, da noi vergognosamente accettato, l’acquisto dei missili s400 russi, la richiesta di adesione alla Organizzazione di Shangai (la Nato asiatica) la dura repressione delle libertà. L’Europa ricattata dal sultano Erdogan che minaccia di spedirci milioni di migranti vede una Italia per il momento allineata e coperta. Sbagliando perché al nord europa del mediterraneo orientale interessa alla fin fine poco, ma noi ci siamo in mezzo e per il nostro Paese sono interessi vitali. L’errore di fondo è essere troppo accomodanti: con personaggi del genere bisogna essere più duri. Probabilmente ancora una volta riteniamo che con Erdogan si possa trovare un accordo che salvaguardi i nostri interessi, soprattutto quelli energetici. Io credo invece che un personaggio come questo non possa essere trattato con delle posizioni troppo diplomatiche, sarebbe invece l’occasione per noi – anche sulla scia di un diverso modo di approcciare da parte dei tedeschi, perché l’opinione pubblica è sdegnata da ciò che sta facendo il dittatore turco – di andare con il bastone. Essere miti o addirittura deboli non porta alcun risultato con un dittatore come Erdogan, perché loro non ti rispettano e ti considerano un interlocutore secondario. Dovremmo invece unirci alla Germania, con una presa di posizione più dura.”

Giuseppe Conte
Non crede che l’Unione Europea dimostri ancora una volta la propria debolezza, stante la congenita incapacità di assumere una posizione univoca e decisa in questi casi?
“Certo. Per una Unione che non ha una unica politica estera, un solo corpo di guardie di frontiera, una marina unita nel Mediterraneo, una difesa e una sicurezza comuni non e facile né imporsi, né contribuire a soluzioni condivise.
Tuttavia l’inerzia europea si sta rivelando un danno fortissimo che si ritorce anche contro la stessa Germania, che ha voluto queste politiche di appeasment. Basti pensare che ora è la nemica degli Usa colpita dai dazi usa al pari della Cina e ha trascinato gli altri paesi europei in questa disputa.”
Una veduta di Istanbul
Cosa ne pensa dell’atteggiamento di Donald Trump?

“Trump non crede nelle soluzioni militari. Non si fida del Pentagono, considera le avventure belliche del recente passato americano inutili e perdenti sia in Iraq che in Afghanistan. Non è  voluto entrare né in Siria, né il Libia. Non ha compiuto azioni militari di dissuasione neanche nei confronti dello storico “nemico” Iraniano.Crede che le potenze locali quando si muovono in base ai loro interessi e alle loro ambizioni se la debbano poi cavare da sole se entrano nel cono del pericolo. Ritiene di essere un abile mediatore e quindi conta sempre sul sotterraneo appoggio di Putin per i suoi colpi di scena nelle trattative difficili.Anche sul caso curdo turco sa che Putin farà da mediatore.”

Donald Trump
A suo avviso, che giudizio potemmo dare su Erdogan e qual è l’attuale situazione politica interna alla Turchia?
“La posizione di Ergodan è una delle cose più difficili da definire. Abbiamo un personaggio che agli occhi di ancora molti cittadini turchi ha un pregio: la Turchia “soldatino” sugli attenti e baluardo della Nato in fondo al mediterraneo, guardiano dell’Unione Sovietica, era un Paese povero, dal quale andavano via milioni di persone, in ginocchio davanti alla ricca Unione Europea che ogni volta gli ricordava di non essere abbastanza democratica. Oggi la Turchia è un Paese che decide i destini dell’area, è comunque una potenza regionale che tratta pari a pari con gli Stati Uniti, è guardiana soltanto delle cose che interessano a loro, ha delle imprese che noi italiani invidiamo e che operano in tutto il medio-oriente, in alleanza con tutti, anche con caucasi, russi e iraniani. Certo è un Paese indebitato, ma questo dittatore ha portato una posizione nettamente differente rispetto al passato. Questo molta gente non lo dimentica. Poi c’è tutto un altro aspetto, gravissimo, relativo agli imprigionamenti, alle purghe nell’esercito, agli arresti di giornalisti e magistrati, che pian piano soprattutto nella popolazione più filo europea di Istanbul – non tanto Ankara dove sono più con lui –  inizia a indignare la popolazione e a sapere di oppressione. Ma una buona quota di persone, che si ricordano ancora quando erano nella povertà, è ancora con lui. Al contrario dei dittatori del passato è inoltre anche un islamico, cavalca le tematiche integraliste e sa fare utilizzo di una moltitudine di fattore per mantenere alto il livello di simpatia nel Paese. Certo è un personaggio pericoloso, sgradevolissimo, che però sa tenere i piedi in molte scarpe: compra i missili dalla Russia e se li fa consegnare, è nella Nato ma ha fatto domanda di ammissione nell’organizzazione di Shanghai che è l’anti Nato asiatica. Grida contro l’occidente, fa l’islamico, ma ha accordi sotterranei con Israele, con gli Stati Uniti e con gli Iraniani. Tutte queste contraddizioni nei suoi atteggiamenti riflettono anche un po’ la natura stessa della Turchia. Parliamo di un personaggio obliquo, controverso e pericoloso, ma che ha portato la Turchia ad un forte livello di avanzamento economico e con una moderna forza armata.  Erdogan, in altre parole, rappresenta bene una Turchia che ha ritrovato le sue radici – anche  Islamiche – e che non si è messa sugli attenti per entrare in Europa ed essere uno dei tanti paesi. Segue una politica di potenza neo-ottomana, spregiudicata e pericolosa.”
Il leader turco Erdogan
Quali potrebbero essere le soluzioni a questo conflitto?
“Io penso che i turchi nel giro di poco si fermeranno, oppure dovranno fermarsi. Perché la vastità del territorio che Erdogan si propone non sarebbe accettabile neanche per gli stessi americani. In questo senso Trump è inutile che parli di sanzioni verso la Turchia e quant’altro: vuoi o non vuoi i turchi avranno una fascia di territorio più ampia verso ovest, meno ampia verso est, nella quale avranno mano libera per operazioni militari, extra territoriali e probabilmente anche congiunte con gli Stati Uniti. La presenza americana in Siria – quando le vicende si saranno stabilizzate – e i russi con Assad, saranno comunque i dominatori del territorio, anche in alleanza con i curdi. È probabile che a breve ci sia un accordo mediato dai russi nel quale i turchi si fermeranno senza occupare tutto lo spazio che hanno indicato e i curdi – che trattano con Assad dalla scorsa primavera – cercheranno di ottenere un area sul tipo di quanto già in atto nel kurdistan iracheno, dove sistemarsi con autonomia e milizie proprie, proseguendo la loro lotta contro gli integralisti e fondamentalisti islamici.”

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Salvatore Di Rienzo

Classe 1986, ha diverse esperienze da portavoce e addetto stampa, oltre che con vari siti di informazione. Ama il calcio, la cucina, i viaggi e la sua metà. Da ragazzino era innamorato della politica. Oggi odia i patetici e i luoghi comuni. E' il Direttore di Herald Italia

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