Politica

Vertice Conte-Salvini, crisi di governo ad un passo. Si decide entro lunedì

Sul banco il rimpasto di governo (negato pubblicamente da Salvini) e un cambio di rotta nell'agenda dell'esecutivo, specie sui tempi fiscali. Di Maio ha annullato tutti gli impegni.

Giunge come un fulmine a ciel sereno (o quasi) il nuovo scenario che trapela dall’incontro di ieri sera, durato circa un ora, tra Matteo Salvini e il primo Ministro Giuseppe Conte, con l’esecutivo che sarebbe ad un passo dalla crisi. Questa volta non si tratta degli ormai normali tira e molla, né del consueto scontro verbale tra 5 stelle e alleati di governo. Dalle fonti di Palazzo Chigi si apprende che Matteo Salvini avrebbe dato un vero e proprio out out a Conte e Di Maio: o si cambiano i ministri, o si va a casa.

Che cosa chiede di Matteo Salvini. Il titolare degli Interni ha capito di aver raggiunto l’apice della popolarità: a questo punto rischia di iniziare presto a scendere se non riesce a dare una svolta all’attività governativa, soprattutto in chiave fiscale. Ma proprio quest’ultimo tema presuppone una frenata ai cavalli di battaglia pentastellati, consistenti nel salario minimo e nel reddito di cittadinanza. Per questo, oltre al rimpasto (sempre negato pubblicamente), Salvini chiederebbe un vero e proprio cambio di rotta in chiave leghista, che però rischia di esautorare oltremodo i già indeboliti 5 stelle.

Una crisi quasi inevitabile. Il Movimento cinque stelle è ostaggio della Lega da subito dopo le elezioni europee, che hanno decretato il capovolgimento di popolarità tra i partiti di governo, invertendo i rapporti di forza pur con le medesime forze parlamentari. Intanto, durante il comizio di Sabaudia, Salvini ha detto che “non mi uscirà mai una parola negativa su Di Maio o Conte”, ma “qualcosa si è rotto negli ultimi mesi”: “l’ultima delle cose che ci interessano è avere qualche ministero in più, qualche poltrona in più. Anzi, le sette poltrone della Lega sono a disposizione degli italiani. O si possono fare le cose oppure si torna a votare”. “Non sono fatto per le mezze misure, o le cose si possono fare per intero e in fretta oppure star lì a scaldare la poltrona non fa per me”, ha rincarato, per poi aggiungere: “Tenerci 7 ministeri per non riuscire a fare le cose, tutte, 100 su 100, è inutile”.

Tutto è nelle mani di Di Maio. Luigi Di Maio è consapevole che la fine di questo governo potrebbe rappresentare anche la fine della sua leadership politica tra le fila dei grillini. Ma andare avanti significherebbe piegarsi ancora una volta alla volontà di Matteo Salvini, ridimensionando obiettivi e ministeri, con prevedibili ricadute elettorali. Intanto, nella giornata di oggi, il ministro del lavoro non parteciperà all’incontro di Cavriago in programma questa mattina per “impegni istituzionali”, ed è rimandata anche la riunione con gli attivisti in programma questa sera a Bologna. Il futuro del governo è nelle sue mani: piegarsi e andare avanti o abdicare col rischio di perdere la leadership politica.

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