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Viaggio in Senegal: cosa vedere, quando andare, consigli su lingua e itinerari

Un articolo guida su come trascorrere il vostro viaggio in Senegal: dalla bellezza di Dakar al Deserto di Lompoul, passando per Kayar o per la capitale del jazz "St.Luis", questo meraviglioso Paese africano vi stupirà. Trovare un hotel o un B&b non è difficile. Attenzione a lingua e valuta. Qualche consiglio anche sulle vaccinazioni.

Se decidete di fare un viaggio lontano dai circuiti turistici, alla ricerca della primordiale bellezza e di qualcosa che possa continuamente stupirvi, il Senegal è una scelta da prendere assolutamente in considerazione.

Farsi abbracciare dalla “Teranga” senegalese,  immergersi nella cultura variopinta e godere di paesaggi semidesertici sconfinati, sono solo alcuni aspetti della bellezza che vi regalerà questa perla dell’Africa Occidentale. Il vostro viaggio in Senegal vi lascerà senza parole. 

Che cos’è la Teranga?

Teranga è un termine che racchiude in sé molte sfaccettature e si potrebbe tradurre – anche se riduttivamente – con “ospitalità”. Gioia, rispetto, calore e condivisione nei confronti dell’ospite, sono valori che completano e descrivono meglio il significato. I sorrisi dei bambini, gli sguardi incuriositi della gente, gli usi e costumi certamente diversi dall’occidente e quindi ricchi di fascino, vi entreranno nel cuore rendendo unica questa esperienza.

Il diario che segue, frutto di un viaggio fatto nel Luglio 2019, potrà darvi idee e spunti per partire, augurando a tutti che possano prima o poi concretizzarsi. Quasi tutte le foto che vedrete sono state realizzate da Stefano Renò, un fotografo professionista che trovate anche su instagram come @ste_renoph.

Partendo da solo, ho deciso di appoggiarmi ad un agenzia specializzata in mete particolari, condividendo così il viaggio di 9 giorni con altri 10 avventurieri, inizialmente sconosciuti e che nel corso dei giorni sono diventati dei veri e propri amici. Un aspetto che ha sicuramente arricchito la mia esperienza.

La spiaggia di Dakar. Ph. Pixabay

L’arrivo a Dakar

La prima pagina del mio viaggio in Senegal inizia si con l’atterraggio a Dakar, dove ci accoglie Ibrahim, il nostro autista/guida con il suo pulmino che definirei un po’ “retrò”. L’Aeroporto Internazionale Blaise Diagne, infatti, che serve la metropoli africana e concentra tutti i voli per Dakar, è distante circa 50 km dalla città. Dakar, con la sua popolazione di oltre un milione di abitanti, è una capitale caotica e con una notevole densità abitativa, situata sulla punta più occidentale dello Stato. La capitale del Senegal è comunemente nota in Europa anche come meta finale della leggendaria corsa automobilistica Paris-Dakar (ora trasferita in Sud America).

Una spiaggia nei pressi di Dakar – ph. pixabay

Cosa fare a Dakar

La città merita sicuramente di essere visitata, a prescindere dall’aspetto legato al rally e ai motori. Tra le sue bellezze c’è la maestosa Cattedrale di Nostra Signora delle Vittorie, che insieme al Monumento al Rinascimento africano (inaugurato nel 2010), rappresenta il monumento più importante della capitale senegalese. Se vi state chiedendo cosa potete visitare a Dakar, oltre ai due monumenti appena citati, una passeggiata nel quartiere tradizionale Médina è d’obbligo: al suo interno troverete la bellissima Grande Moschea, della quale spicca un minareto imponente. Per quanto riguarda le attrazioni culturali nella capitale dello Stato africano, una visita è d’obbligo anche al Musée Théodore Monod, che espone tantissimi reperti tipici della cultura locale, tra cui anche abiti tradizionali, tamburi, sculture e strumenti vari del folklore senegalese.  Dakar di notte è un vivace centro della movida tipica africana: a farla da padrone nella Dakar by Night è la tipica musica locale “mbalax”, suonata un po’ ovunque nei localini del centro. Il turismo in città è molto diffuso: non a caso rappresenta uno dei pilastri principali dell’economia di Dakar e dell’intero Senegal. A Dakar centro, infatti, iniziano a diffondersi i primi B&B. Basta considerare che il portale internazionale airbnb.it conta attualmente circa 300 alloggi disponibili in città, specie nella zona della marina.

Quartieri periferici di Dakar – ph. pixabay

Dakar e dintorni

Appena arrivati nei pressi della città, con un piccolo battello visitiamo la stupenda Ile de Gorée, isoletta coloniale e piena di colori, con un passato tristemente noto per il commercio di schiavi. L’isola racconta ancora queste ferite: al suo interno è presente infatti una Casa/Museo della Schiavitù, con il triste passato a fare da monito per il futuro. Ora Gorée è vissuta dai Dakariani come località di mare ed è perfetta per una gita fuori porta. Non distante dalla capitale c’è il Lago Retba, anche chiamato Lago Rosa per via di una sfumatura rosacea che prende in determinati periodi dell’anno. Decidere di affittare dei quad per visitarne il perimetro, passando per piccoli villaggi di pescatori, montagne di sale e dune desertiche è un’esperienza veramente divertente e consigliata.

Ile de Gorèe – ph. Stefano Renò

Il Marabù africano

Tra le esperienze del viaggio in Senegal c’è stata anche quella di essere stati accolti da una particolare figura: nel villaggio di Peulh abbiamo incontrato il marabù, punto di riferimento importante e presente in tutte le comunità del Senegal. Per capire meglio chi è il marabù e cosa fa, vi basti pensare che la sua figura è incaricata a vita (il nuovo marabù si elegge con la morte del precedente) per custodire e trasmettere gli usi e i costumi tradizionali locali. Al pari dell’autorità politica e dell’autorità religiosa (l’Imam), prende decisioni sulla vita della comunità, legittimato dalla forte fiducia che gli abitanti ripongono nei suoi confronti e quindi dell’investitura quasi divina ricevuta.

Una veduta del Reposoir des Oiseuax, nei pressi di Toubakouta – ph. Stefano Renò

Una visita a Kayar

Proseguendo verso nord, direzione St Louis, merita sicuramente una sosta il paese di pescatori di Kayar. La spiaggia è piena di imbarcazioni colorate, tipiche della pesca senegalese, ma il mercato alle sue spalle è stranamente povero di pesce. Ci spiegano infatti che Il periodo della pesca è passato e quindi l’attività procede ai minimi stagionali. Nonostante ciò, nella zona di essiccazione e di affumicamento del pesce, alcune donne – peraltro incuriosite dalla nostra presenza, la località non ha flussi turistici come altre zone del Paese – sono a lavoro. Se volete fare una sosta notturna in zona, anche a Kayar troverete qualche hotel o B&B. Nella stessa zona è possibile anche scorgere i falegnami che con maestria e manualità costruiscono nuove imbarcazioni.

La spiaggia di Kayar – ph. Stefano Renò

St. Luis, la capitale del Jazz

St. Louis, antica capitale del Senegal tra il 1840 e il 1902, è una cittadina in stile coloniale con un centro molto caratteristico e colorato, tanto da essere nominato come patrimonio dell’Umanità a partire dal 2000. Il caos e la sporcizia di alcuni quartieri purtroppo salta all’occhio, ma un giro in calesse per i vicoli è certamente consigliato. St. Luis è anche uno dei centri più importanti della musica Jazz in Africa, con il “festival jazz di Saint-Louis” che è una delle rassegne principali e più considerate della musica africana.  Vicino a St. Louis è visitabile in piroga il parco Langue de Barbarie, riserva naturale nel delta del fiume Senegal e suggestiva penisola sabbiosa dove è possibile ammirare moltissime specie di uccelli.

Deserto del Lompoul – Ph. Stefano Renò

Il deserto del Lompoul

Il nord dello stato, più vicino alla fascia sahariana, è caratterizzato da molte zone desertiche. Scegliamo il deserto di Lompoul per trascorrere una notte nell’affascinante campo tendato, allestito tra le alte e dorate dune di sabbia. Per raggiungerlo abbiamo lasciato il pulmino al villaggio di Lompoul e, caricati sopra un camion 4×4, alla luce dell’ostico percorso sabbioso e roccioso, abbiamo usufruito del servizio navetta del camping. Dopo una giornata passata tra il maldestro surf nelle dune e le numerose birrette al bar, prima di rientrare nelle comode ed attrezzate tende, il calare della notte ci regala un cielo stellato da Oscar. Per chi vuole provare l’ebrezza di una notte nel deserto del Senegal, il Lompoul è davvero una meta consigliatissima.

Il deserto di Lompoul di notte – ph. Stefano Renò

La città santa di Touba

La nostra tappa successiva è stata la sacra città di Touba. La splendida e grande moschea nel cuore della città è un punto di riferimento per l’Islam africano: infatti, qui si svolge la celebrazione del Magal, rito che raduna milioni di fedeli ogni anno. Dopo una rispettosa sistemazione al vestiario, con abito per gli uomini e veli per le donne, accompagnati da una guida locale, ci immergiamo nel bianco lucente degli esterni e i sfavillanti colori delle molte decorazioni presenti. Oltre alla meravigliosa moschea, questa città è famosa anche per il “Gran Magal di Touba”, una delle più grandi cerimonie-pellegrinaggio di religiosi di tutta l’Africa.

Moschea di Touba – ph. Stefano Renò

Il “Reposoir des Oiseuax”

Abbandoniamo il centro-nord del paese e in 4h di pullman ci dirigiamo a Toubakoutano per la visita al Reposoir des Oiseuax, il rifugio degli uccelli), un percorso tra le mangrovie nel delta del fiume Saloum dove dimorano la sera moltissime specie di uccelli, tra cui molti grandi pellicani. Tra questi c’è un isolotto particolarmente affollato poiché – come ci spiegano – non essendo collegato alla terra ferma, i predatori come le scimmie non possono disturbare il sonno dei pennuti.

Reposoir des Oiseuax – ph. Stefano Renò

Il contatto con la popolazione locale

In un altro ramo del delta del fiume, il giorno successivo ci fermiamo in alcuni piccoli villaggi di pescatori, accolti dai sorrisi e dall’entusiasmo dei bambini del posto. I vari capi villaggio, scortati dal fiume di piccoletti divertiti ed incuriosi, ci illustrano fieramente i luoghi e le strutture cardine della comunità, dalla piccola scuola al pozzo principale. Capiamo da alcuni atteggiamenti che sono pochi gli occidentali che passano da quelle parti: i bambini infatti prendono di mira la mia pelle bianca scottata dal sole, stringendo con le loro manine il braccio arrossito e creando degli aloni biancastri, una cosa che li ha particolarmente divertiti. Continuando il nostro viaggio, per la strada troviamo distese di Baobab. Sapete cos’è un Baobab? È albero noto per la gigantesca circonferenza e l’incredibile anzianità di alcuni esemplari (arrivano addirittura a 2000/3000 anni), divenuto simbolo del Senegal proprio per la sua notevole presenza nel territorio. Per chi ama la natura e le tante specie di alberi ne rimarrà incantato.

Un bellissimo esemplare di Baobab – ph. Stefano Renò

Una visita a Joal Fadiouth e Mbour

Arriviamo così Joal Fadiouth, paese diviso dalle due omonime isole che compongono il nome, accompagnati da una guida locale. Rimaniamo piacevolmente incantati dai racconti e dalle spiegazioni riguardo la vita del villaggio: tra vicoli colorati e chiese cristiane, raggiungiamo l’isola cimitero, luogo mistico e pacifico dove sono seppelliti sia musulmani che cristiani. Ad un’oretta di pulmino, raggiungiamo Mbour, sede di un mercato che ricorda per vastità e varietà i grandi bazar mediorientali, ma in stile africano. Perdersi nei meandri di questo mercato, preferibilmente accompagnati da una guida, è un esperienza unica di colori, odori (molto molto forti) e caos. Proprio lì vicino, estenuati dalle contrattazioni e dal caldo, alloggiamo la notte per prepararci alla nostra ultima tappa, la Riserva di Bandia.

Il cimitero di Joal Fadiouth – ph. Stefano Renò

La Riserva naturale di Bandia

Dopo le città, i paesaggi, il mare, lo shopping e la cultura, finalmente è giunta l’ora degli animali. La Riserva di Bandia infatti nasce nel 1986 con lo scopo di ripopolare e preservare dalla minaccia dei bracconieri moltissime specie di struzzi, scimmie, antilopi, bufali, rinoceronti e giraffe, che la caccia nel corso degli anni aveva messo in pericolo. Un giro in 4×4 all’interno del parco, non essendo molto vasto, permette di vedere in libertà e nel loro habitat naturale quasi tutte le specie elencate. L’unica pecca è che a differenza dei grandi parchi africani (Kruger in Sudafrica su tutti), non sono presenti predatori capaci di sconvolgere l’ecosistema, ma come prima esperienza di safari potrebbe essere senz’altro soddisfacente.

La riserva naturale di Bandia – ph. Stefano Renò

Relax e mare a Toubab

Dovendo il giorno successivo recarci di nuovo a Dakar per il volo di ritorno, decidiamo di percorrere la costa per avvicinandosi alla meta, col desiderio di trovare una località di mare per il meritato relax. Così finiamo a Toubab Dialaw, un paesino a 30 minuti dall’aeroporto, che ci lascia piacevolmente sorpresi dalla pulizia e la bellezza del mare. A Toubab troverete B&B, hotel, ristoranti e strutture recettive perfette per una sosta nei pressi dell’aeroporto di Dakar.  Ci godiamo così quest’ultimo intenso tramonto africano prima della cena a base del piatto tipico senegalese, lo Yassa Poisson (riso, cipolle e pesce), proposto ovunque per la sua semplicità e ed economicità.

Au revoir Senegal

I tramonti del Senegal – ph. Pixabay

INFO UTILI :

Il clima in Senegal

Il clima senegalese è contraddistinto da due principali stagioni: la stagione secca, che va da novembre a maggio, e la stagione delle piogge, che va da giugno a ottobre (agosto e settembre i più piovosi). Queste informazioni possono servirvi anche come risposta alla fatidica domanda su “quando andare in Senegal”? A giudicare dalle stagioni è fisiologico preferire la stagione secca. Non sarebbe male neanche provare a trascorrere dicembre in Senegal, con la magia del Natale in “salsa africana”. Tutto l’anno, comunque, con variazioni da regione e regione, le temperature sono molto alte con massime tra i 30 e 34 gradi.

Che lingua si parla in Senegal

La lingua ufficiale è il francese ma molto diffuso e parlato è il wolof, una delle tante lingue locali. Tra le lingue occidentali, c’è una parte minoritaria che parla anche il portoghese e un suo dialetto, che viene definito “creolo” della Guinea-Bissau. Poco diffuso è invece l’inglese.

La moneta in Senegal e il cambio con l’euro

La valuta locale è il Franco Centrafricano (CFA). Il cambio fissato dallo Stato è 655 CFA per un euro.

Viaggio in Senegal: profilassi e vaccinazioni

Per il vostro viaggio senegalese non ci sono vaccinazioni obbligatorie. Come sempre è una buona regola essere coperti contro tetano, tifo, febbre gialla ed epatite. In luglio le zone visitate sono a basso (ma non nullo) rischio malarico. Informatevi presso le vostre ASL per decidere se fare o meno la profilassi antimalarica. È comunque importante portare repellenti e zampironi (nelle camere dovrebbero essere presenti sempre le zanzariere) e fare attenzione a coprirsi bene al tramonto e all’alba.

Usi e costumi

Nel complesso, i senegalesi sono molto tolleranti. Non ci sono particolari norme da osservare, se non per il tipo di abbigliamento da indossare quando si visitano le moschee. Prima di entrare la guida vi dirà se l’abbigliamento è adeguato o meno. Talvolta è vietato l’ingresso all’interno degli edifici religiosi più sacri, mentre in altri sono vietate le fotografia.

Cosa mangiare in Senegal

Per quanto riguarda gli alimenti, la cucina senegalese è abbastanza varia; si basa soprattutto su verdure, pesce e pollo, sempre con riso e quasi sempre guarnita con cipolle dolci. I piatti tipici del Senegal sono il Thieboudiennè (una specie di cous cous di pesce e riso macinato su una zuppa piccante), il Mafè (manzo stufato, servito con riso bianco e sugo a base di burro di arachidi, con verdure e pollo), la Yassa (tipico della Casamance: riso bianco servito con un sugo a base di cipolle, succo di limone e pepe nel quale viene fatto cuocere il pesce o la carne di pollo) e pesce. Per quanto riguarda la frutta, si trovano soprattutto: banane, mango, papaia, arance, meloni, mele, ma mai negli hotel. Bisogna comunque fare scorta nei mercati. In merito alle bevande, la birra senegalese locale è molto buona: sia la Flag che la Gazelle. Quando decidete di andare in un ristorante è sempre consigliabile la prenotazione, viceversa si deve aspettare un po’ prima di essere serviti. Visti i ritmi locali bisogna aver pazienza.

La presa elettrica in Senegal

L’energia elettrica è a 220V/50Hz, come la nostra, con prese a 2 poli, non è necessario l’adattatore. Meglio portare una spina multipla perché nelle camere in genere si trova solo una presa.

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Lorenzo Pierosara

Nato a Roma, dove vive attualmente, ha con la sua città un rapporto che definisce di "odio e amore". Quando può scappa per assecondare la sua passione per i viaggi. E’ affascinato dai luoghi di passaggio come gli aeroporti, gli autogrill e le stazioni. Si ritiene un tipo particolarmente curioso. Ama Woody Allen, i saggi storici e i cantautori italiani. Scrive perché consigliato dallo psicoterapeuta.

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